Lo stato socio al 50% degli italiani: le tasse dipendono dal nero?

29 febbraio 2016 ore 10:52, Luca Lippi
Matteo Renzi interviene direttamente sulla questione tasse, in realtà è il governo a intervenire, esattamente nelle intenzioni dell’esecutivo c’è la volontà di implementare una politica per centrare una riduzione dell'Irpef molto consistente che premi in particolare l'ampia fascia dei redditi medi. 
La formula tecnica è ancora da decidere, ma il lavoro di simulazione sulle varie ipotesi possibili è già iniziato. A questo punto però la domanda sorge spontanea, come mai fra la montagna di questioni al vaglio del governo all’improvviso emerge l’esigenza di intervenire sulla pressione fiscale che sta piegando e piagando gli italiani ormai da diversi anni? Soprattutto, nella totale assenza di liquidità e nel bel mezzo di una diatriba con l’Ue per avere flessibilità, dove troverà le coperture il nostro governo?

Lo stato socio al 50% degli italiani: le tasse dipendono dal nero?
Andiamo con ordine perché la questione è destinata a rimanere sospesa per un po’ nonostante la buona volontà del Presidente del Consiglio. 
La Cgia di Mestre sempre puntuale, offre un’analisi che valuta il peso di tasse e imposte sull’economia regolare, quella che viene oggettivamente colpita dal prelievo, al netto dell’economia sommersa che invece per sua natura sfugge alle mire del fisco. C’è una relazione precisa tra l’economia in nero e la crescita delle tasse per il contribuente italiano. Si tratta di un’economia che non conosce crisi, a tale proposito Paolo Zabeo afferma: “Nel 2015 al lordo dell’operazione bonus Renzi, la pressione fiscale ufficiale in Italia è stata del 43,7%. Ma il peso complessivo che il contribuente onesto sopporta è di fatto superiore ed è arrivato a toccare la quota record del 50,2%”. 
In sostanza il fisco trasforma letteralmente i due euro nelle nostre tasche in monete da un euro (invero qualcosa di meno di un euro). Praticamente quando si chiude la cassa alla sera all’interno di una attività commerciale quello che c’è nel cassetto non è l’incasso reale ma solo la metà, abbiamo tutti un socio occulto che senza offrire servizi adeguati in contropartita, ci requisisce letteralmente la metà dell’incasso. È come lavorare 14 ore al giorno per raccogliere risultati di appena 7 ore, e il socio occulto non si fa carico di discutere con i fornitori, mantenere in ordine i locali di lavoro, tenere pulito il marciapiede antistante o farci recuperare le spese dello spostamento in auto o per la pausa pranzo.
Nella relazione della Cgia di Mestre leggiamo: “L’ultimo dato disponibile è riferito al 2013, quando l’economia non osservata ammontava a 207.3 miliardi di euro. Ipotizzando che nel 2014 e 2015 l’incidenza dell’economia non osservata sul Pil sia rimasta la stessa, si può attualizzare questa stima e affermare che il suo importo nel 2015 abbia sfiorato i 211 miliardi di euro. Ciò premesso, possiamo misurare quanta parte del Pil sia riconducibile esclusivamente all’economia regolare, visto che per sua natura la quota prodotta dall’economia irregolare non produce alcun gettito”. Alleggerito quindi il Pil degli oltre 210 miliardi di sommerso e considerando che la pressione fiscale si calcola come rapporto fra l’ammontare complessivo del prelievo (tasse, imposte, contributi ecc.) e Pil, arriviamo al dato effettivo del 2015 che grava sulle spalle di chi si sobbarca l’onere dell’intero carico per effettivi 50.2%, dato che si discosta fortemente dal 43.7% di pressione fiscale ufficiale ed è da tempo in crescita.
Lo studio fa emergere il nesso fra tra la crescita dell’economia in nero e l’aumento delle tasse. Renato Mason (segretario della Cgia) aggiunge nella nota di commento della relazione: “È evidente che con un peso fiscale simile sarà difficile trovare lo slancio per ridare fiato all’economia del paese in una fase dove la crescita rimane ancora molto debole e incerta”. 
In conclusione, per l’associazione artigiani di Mestre la pressione fiscale è data dal rapporto tra l’ammontare complessivo del prelievo (imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali) e il Prodotto interno lordo (Pil) che si riferisce non solo alla ricchezza prodotta in un anno dalle attività regolari, ma anche da quella “generata” dalle attività sommerse (cioè non in regola con il fisco) e da quelle illegali che consistono in uno scambio volontario tra soggetti economici (contrabbando, prostituzione, traffico di sostanze stupefacenti).

autore / Luca Lippi
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