Trump "il Mussolini americano", twitta il Duce e fa polemica (come voleva)

29 febbraio 2016 ore 12:03, Americo Mascarucci
"Meglio un giorno da leone che cento anni da pecora".
La frase attribuita a Benito Mussolini, ma che tuttavia molti sostengono non sia stata partorita dalla mente del Duce ma da questo semplicemente presa in prestito e rilanciata, è stata postata dal candidato Repubblicano alla Casa Bianca Donal Trump, il quale evidentemente l’ha considerata utile nella sua campagna elettorale che lo vede grande favorito per la nomination. 
Ciò nonostante i suoi avversari interni stiano facendo del tutto per bloccargli la strada convinti che un eventuale scontro fra Trump e Hillary Clinton sempre più favorita per la nomination democratica, si concluderebbe con la scontata vittoria dell’ex segretario di stato. Questo perché i toni estremistici di Trump sarebbero indigesti all'elettorato cosiddetto moderato. 
Trump ha pubblicato sul suo profilo Twitter la frase ripresa dall'account "ilduce2016": il profilo ha come logo una foto di Mussolini con la chioma bionda di Trump. 
Insomma una provocazione voluta quella di Trump che non si è minimamente scomposto di fronte alle polemiche scoppiate in rete; anche perché il magnate dell'edilizia ha ormai capito che le polemiche sono il sale del suo successo. 
 "Voglio essere associato a buone citazioni. Mi piaceva come suonava..." si è difeso in un'intervista alla Msnbc durante la quale gli è stato chiesto se voleva essere paragonato al dittatore. "Sapevo di citare Mussolini, ma era una citazione interessante. Che differenza fa?", ha ribadito. 
Dunque per Trump è la frase quella che conta non chi l'abbia o meno pronunciata. E meno male che si trattava soltanto di Mussolini. Pensate se avesse rispolverato una frase di Adolf Hitler, ma forse in quel caso sarebbe stato più prudente. Forse, ma nulla può essere scontato.
Intanto come si diceva all'inizio in casa Repubblicana si sta cercando di sbarrare la strada a Trump finora però agevolato dalla frammentazione in atto nel fronte moderato e conservatore. Sono rimasti in campo oltre a Trump, Marco Rubio, Ted Cruz e John Kasich, i quali però facendosi la guerra fra loro stanno aiutando Trump a rimanere in testa. Nessuno dei tre è disposto a fare un passo indietro in favore dell'altro, Ognuno vuole essere l'anti Trump. E mentre loro litigano contendendosi i rispettivi elettori l'altro resta in testa.  Cruz si giocherà tutto in Texas, Rubio in Florida, Kasich in Ohio. 
Se perderanno nelle loro roccaforti allora come avvenuto per Bush il ritiro potrebbe diventare inevitabile. Rubio sembrerebbe il candidato con le maggiori possibilità di battere Trump anche se al momento le probabilità che ci riesca restano decisamente basse. E nelle ultime ore c'è chi non ha escluso l'ipotesi estrema di far scendere in campo Romney l'unico in grado di battere Trump conquistando il consenso dei conservatori senza perdere quello dei moderati.
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