Pedofilia, Pell sugli errori della Chiesa: "Non qui a difendere l'indifendibile"

29 febbraio 2016 ore 16:21, Americo Mascarucci
"La Chiesa cattolica ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli". 
L'ammissione dolorosa quanto inevitabile è arrivata direttamente dal cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, il quale è stato chiamato a testimoniare in videoconferenza dall'Hotel Quirinale a Roma davanti alla Commissione d'inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980. Alla deposizione assistono di persona 14 vittime e loro sostenitori, il cui viaggio è finanziato da una raccolta fondi che ha superato l'equivalente di 130 mila euro.
 "Permettetemi di dire, come premessa, che non sono venuto a difendere l'indifendibile", ha esordito l'alto prelato che ha risposto alle domande dei membri della commissione. La più imbarazzante è quella relativa  agli abusi commessi dal prete pedofilo seriale australiano Gerald Ridsdale ora in carcere dopo essere stato condannato per 138 reati ai danni di 53 vittime. 
Ridsdale lavorava nella diocesi di Ballarat e Pell è stato accusato dai parenti delle vittime di averlo protetto, coperto e aiutato. 

Pell ha respinto le accuse, ribadendo di non essere mai venuto a conoscenza degli abusi compiuti dal sacerdote quando collaborava con lui, ha negato di averlo protetto ma ha tuttavia ammesso che "la maniera in cui il prete pedofilo è stato trasferito da una parrocchia all'altra invece di essere denunciato alla polizia è stata una catastrofe che gli ha consentito di continuare ad abusare di minori". 
Pesanti poi le ammissioni di Pell circa quello che per anni, soprattutto a cavallo fra gli anni 70 e 80 del secolo scorso è stato l'atteggiamento prevalente all'interno della Chiesa. 
Il cardinale ha infatti ammesso che in quel periodo la Chiesa era convinta che i preti pedofili potessero essere curati con adeguati sostegni psicologici e che quindi denunciarli non fosse il modo migliore per aiutarli. Ha altresì ammesso che troppo spesso nella Chiesa si è dato eccessivo credito alle smentite dei preti e alle giustificazioni da questi avanzate per motivare certe accuse e scarso affidamento alle denunce delle vittime
"L’istinto all'epoca era più di proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della Chiesa" riconosce il porporato.
"Non ho le statistiche, ma sono troppo numerosi i casi di abusi per essere stati ignorati, a volte in circostanze assolutamente scandalose, di fronte ad accuse molto, molto plausibili" ha ammesso Pell. 
Insomma un mea culpa a tutto campo che appare come una "prova d'accusa" chiara ed inequivocabile nei confronti della Chiesa del passato e il suo modo di rapportarsi con la pedofilia nel clero. Ad ogni modo oggi Pell ci tiene a precisare come tutto sia cambiato e come certe politiche del passato siano ormai definitivamente superate.
Troppe sofferenze ci sono state, troppi dolori, troppe omissioni e complicità. Il passato non può essere cancellato, ma ammettere gli errori ed invertire la tendenza è stata senza dubbio la cosa migliore che la Chiesa potesse fare. 

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