Istat e Eurostat: la Bce da sola non ce la può fare, Italia nuovamente in deflazione

29 febbraio 2016 ore 13:12, Luca Lippi
Sono solo stime preliminari, ma i prodromi, che noi puntualmente avevamo bene interpretato, si stanno condensando. I prezzi secondo l’Istat a febbraio sono scesi dello 0,2% rispetto a gennaio e dello 0,3% su base annua. E se l’Istat parla di inflazione in frenata, la realtà è che l’Italia sta tornando in deflazione molto più velocemente di quanti si poteva correttamente prevedere. I progressi troppo enfatizzati, esattamente come ha detto Mario Draghi, erano (ormai è corretto parlarne al passato) troppo modesti per essere interpretati come un segnale di ripresa.

Istat e Eurostat: la Bce da sola non ce la può fare, Italia nuovamente in deflazione
L’Iastat dice che l'indice dei prezzi al consumo (per l'intera collettività - Nic, al lordo dei tabacchi) è diminuito dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua. In gennaio la variazione annua era risultata pari a più 0,3%. Leggiamo dal rapporto: “La forte flessione è dovuta a una dinamica congiunturale caratterizzata da cali dei prezzi diffusi a quasi tutte le tipologie di prodotto, che si confronta con quella positiva di febbraio 2015 quando, invece, tutte le tipologie di prodotto segnarono una ripresa dei prezzi rispetto al mese precedente".
Seguitando a leggere il rapporto, mettiamo in evidenza quanto segue: resta positiva la cosiddetta "inflazione di fondo", calcolata al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici (più 0,5%), sia quella al netto dei soli beni energetici (più 0,3%). In gennaio erano risultate entrambe a più 0,8%.
Le flessioni maggiori, su base annua, sono state calcolate per i beni energetici non regolamentati (che accentuano la flessione tendenziale da meno 5,9% di gennaio a meno 8,4% di febbraio), gli alimentari non lavorati (meno 1,2%, da più 0,6% di gennaio) e i servizi relativi ai trasporti (meno 0,7%, da più 0,5% del mese precedente).
E’ negativo anche il dato relativo all'inflazione acquisita per il 2016, pari a meno 0,6%. Rispetto a febbraio 2015, i prezzi dei beni sono diminuiti dello 0,8% (meno 0,1% a gennaio), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi ha rallentato (più 0,5%, da più 0,7% del mese precedente). Il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si amplia così di cinque decimi di punto percentuale rispetto al mese precedente. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua (a gennaio era più 0,3%). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,8% su base annua (più 0,1% a gennaio).
Secondo le stime preliminari, l'indice Ipca (indice armonizzato per i paesi membri dell'Unione europea, sviluppato per consentire una comparazione dei prezzi a livello europeo) è diminuito dello 0,4% su base mensile e dello 0,2% su base annua (da più 0,4% di gennaio). La flessione congiunturale è da ascrivere anche ai saldi invernali dell'abbigliamento e calzature, di cui l'indice Nic non tiene conto, precisa l'istituto di statistica.
In conclusione, continua a svuotarsi il carrello della spesa e non solamente in Italia, dopo nove mesi, i prezzi sono tornati a scendere: a febbraio -0,3% rispetto allo stesso mese del 2015. Eurostat certifica che nell’area interessata dall’Euro la situazione è la medesima, e sottolineiamo che Draghi lo ha anticipato. L'ultimo segno negativo risaliva al settembre del 2015. Il dato rende sempre più probabile un nuovo intervento di espansione monetaria da parte della Bce: a Francoforte si attende l'aggiornamento delle stime macroeconomiche da parte dello staff di economisti dell'Eurotower. Sui tassi il governatore non può più fare niente, il costo del denaro è già ai livelli minimi storici e per la prima volta il tasso sui depositi è in terreno negativo. Tutto questo è stato messo in opera per costringere le banche a mettere in circolo la liquidità poiché depositarli presso la Bce procurerebbe solo costi. Dunque Draghi inevitabilmente dovrà implementare la liquidità da immettere sul mercato poiché fino ad ora (lo certifica l’Istata e Eurostat) l’intervento non ha influito sull’inflazione. Un fatto è certo, senza riforme strutturali da parte di tutti i Paesi dell’aerea euro la politica monetaria della Bce non serve a niente, nuove nuvole si addensano sull’Europa e l’occhio del ciclone include Italia Spagna e Grecia. 

autore / Luca Lippi
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