Ci casca anche Trump: cita Mussolini come Brunetta e Berlusconi

29 febbraio 2016 ore 14:00, Micaela Del Monte
Trump non è stato il primo e non sarà di certo neanche l'ultimo. "Meglio un giorno da leone che cento anni da pecora" è stata la frase attribuita a Benito Mussolini (ma che tuttavia molti sostengono non sia stata partorita dalla mente del Duce ma da questo semplicemente presa in prestito e rilanciata), postata dal candidato Repubblicano alla Casa Bianca Donal Trump, il quale evidentemente l’ha considerata utile nella sua campagna elettorale che lo vede grande favorito per la nomination. 

Trump ha pubblicato sul suo profilo Twitter la frase ripresa dall'account "ilduce2016": il profilo ha come logo una foto di Mussolini con la chioma bionda del candidato.  Insomma una provocazione voluta quella di Trump che non si è minimamente scomposto di fronte alle polemiche scoppiate in rete; anche perché il magnate dell'edilizia ha ormai capito che le polemiche sono il sale del suo successo.  "Voglio essere associato a buone citazioni. Mi piaceva come suonava..." si è difeso in un'intervista alla Msnbc durante la quale gli è stato chiesto se voleva essere paragonato al dittatore. "Sapevo di citare Mussolini, ma era una citazione interessante. Che differenza fa?", ha ribadito. 
Ci casca anche Trump: cita Mussolini come Brunetta e Berlusconi

Come detto Donald Trump non è stato l'unico a "cadere" nella trappola mussoliniana. Prima di lui infatti Silvio Brlusconi, Renato Brunetta e Jean Marie Le Pen presero da esempio il Duce per dare forse un po' di carattere ai propri dirscorsi.

L'ex Premier infatti citò Mussolini nel maggio del 2010 durante un discorso all'Ocse a Parigi. "Oso citarvi una frase di colui che era considerato come un grande dittatore: dicono che ho potere, ma io non ho nessun potere, forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma nient'altro". "Lo stesso succede a me, tanto che tutti hanno il diritto sia di criticarmi che di insultarmi...", aggiunse Berlusconi.

Poi toccò a Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera, durante un discorso alla camera dello scorso aprile dove condannava la fiducia sull'Italicum, annunciata dal governo. Brunetta citò infatti un passaggio dell'intervento di Benito Mussolini del 16 novembre del 1922, il 'discorso del bivacco'. Brunetta ricorda come la legge Acerbo fosse stata approvata con la fiducia dal fascismo e sottolineò che “il governo la pone contro il Pd”, che “governa grazie a un premio di maggioranza dichiarato incostituzionale” e che aveva annunciato”che non avrebbe agito a colpi di maggioranza”.

"Molti nemici, molto onore" fu invece la frase sposata dal fondatore di Front National Jean Marie Le Pen.
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