Adozioni gay, Perucchietti: "E' il nuovo schiavismo sempre per i maschi. Donne? Uteri ambulanti"

29 febbraio 2016 ore 13:56, Lucia Bigozzi
“Il Pd fa rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta e lo si fa con la forza, senza dibattere. Oltretutto si usa l’escamotage delle adozioni per etero e single”. Enrica Perucchietti, scrittrice, non ne fa una questione di genere ma di metodo e di sostanza e nell’intervista a Intelligonews passa in rassegna le contraddizioni che ravvisa nel nuovo ddl sulle adozioni che rischia di creare nuove spaccature.

Le adozioni gay stralciate al Senato ora tornano alla Camera. La Serracchiani e Romano accelerano, ma Renzi frena di nuovo. Dove sta la verità?

«E’ evidente che il Pd dopo aver pensato di far passare la stepchild adoption, ora acceleri sulle adozioni gay alla Camera: in pratica sta facendo rientrare dalla finestra ciò che ha fatto uscire dalla porta. E lo sta facendo usando di nuovo un escamotage come il fatto di facilitare le adozioni per eterosessuali e single. Secondo me, il problema è che invece di dibattere una tematica molto delicata, la si sta facendo passare a forza infischiandosene di come la pensa il Paese. Anche perché a livello mediatico i mezzi di informazioni sono al 90 per cento uniformati su una campagna martellante pro; non pro-diritti, perché non stiamo più parlando di diritti, bensì per far passare tutta una serie di rivendicazioni tra cui anche il discorso dell’utero in affitto. Si capisce bene, infatti, che si vuole arrivare lì: pensiamo a tutto il dibattito su Vendola. Dall’altra parte, invece, c’è l’uomo della strada che non la pensa così e non è allineato ai buonismi coi quali i media ci stanno martellando. Tra l’altro, si rischia l’effetto boomerang, ovvero che si torni indietro con problemi di omofobia perché si sta spingendo troppo l’acceleratore senza un minimo di dibattito».

Al netto delle scelte personali, che idea si è fatta della vicenda Vendola? 

«Beh, è l’esemplificazione del modello della sinistra in base al quale chi se lo può permettere va all’estero a "fabbricarsi" un bambino, perché qui ormai si passa dalla generazione alla fabbricazione di un essere umano, e poi per cosa? Per un desiderio. Non c’entra il fatto di essere gay o etero, il punto è quello che si va a fare all’estero pagando in denaro una gestazione per altri, una madre surrogata e quindi il bambino. Questa è la mercificazione ultima del corpo femminile e la mercificazione dei bambini. La coppia di operai omosessuali, o l’operaio single o la coppia di operai etero, di certo non potranno permettersi altrettanto. Aggiungo che secondo me, la pratica della gestazione per altri può ravvisarsi anche come pratica di eugenetica perché uno può andarsi a scegliere la madre con caratteristiche che ritiene più inclini al suo desiderio»

Ma cosa c’è dietro a tutto questo? C’è qualcosa che travalica i confini nazionali?

«Dietro a tutto ci sono interessi economici pazzeschi, perché c’è tutto il grande tema delle lobby della tecnologia che spingono in una certa direzione, con un giro di affari consistente. La cosa allucinante è che in questo meccanismo c’è sempre chi guadagna e chi viene sfruttato, pensiamo solo all’India dove una madre surrogata costa molto meno del suo corrispettivo in Usa e spesso non ha neanche l’assistenza sanitaria necessaria. Fortunatamente, anche le femministe con la Carta di Parigi, hanno scoperto quella che io chiamo, una nuova forma di schiavismo moderno, ovvero l’utero in affitto. Si parla tanto di diritti, di genere ma a me sembra che vengano promossi per gli uomini, cioè i maschi, e le donne alla fine, che siano lesbiche o etero, siano viste ancora oggi come uteri ambulanti che possono fabbricare e non più generare, un figlio»

Il direttore di Intelligonews Fabio Torriero nel suo editoriale evidenzia con preoccupazione il tentativo di diffondere un pensiero radicale di massa da parte di un governo non eletto da nessuno e a fronte di un Paese che la pensa agli antipodi. Condivide?

«Certo, e infatti si sta facendo passare con la forza qualcosa che non è supportato e condiviso dall’uomo di strada, dal pensiero comune, bensì indotto dal un lato dal bombardamento mediatico e dall’altro a colpi di mano nei palazzi istituzionali. Non sto dicendo che le adozioni gay sono sbagliate, sto chiedendo: ma la maggioranza del Paese le vuole? Siamo in democrazia; altrimenti abbiamo il terzo governo non eletto da nessuno che fa e disfa ma sulla base di cosa? Il punto è che bisognerebbe dibattere e il dibattito non c’è. E se qualcuno prova a farlo, viene subito insultato, minacciato, additato dallo stigma della omofobia. Vanno benissimo le unioni civili ma se si entra nel campo dei diritti i primi a dover essere tutelati sono quelli dei bambini non delle coppie etero o gay. E invece a loro non ci pensa nessuno»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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