Electrolux, D’Antoni: “No a integralismi e si torni allo spirito della Zanussi"

29 gennaio 2014 ore 16:02, Fabio Torriero
Electrolux, D’Antoni: “No a integralismi e si torni allo spirito della Zanussi'
Legge il caso Electrolux da una doppia angolatura: quella di leader per molti anni della Cisl e quella di ex parlamentare di lungo corso. Sergio D’Antoni intercettato da Intelligonews a Montecitorio rivendica il modello partecipativo come unica soluzione per affrontare le crisi aziendali e rimettere al centro il primato del pubblico: Stato e politica.
D’Antoni, qual è la sua valutazione sul caso Electrolux? «Fu la Cisl a facilitare il confronto partecipato e partecipativo. Per risolvere la questione attuale dell’Electrolux serve uno spirito di cogestione, cioè un rapporto collaborativo tra tutte le parti nelle scelte aziendali. Il modello partecipativo è la base fondamentale per ridefinire la democrazia economica che comprende anche le relazioni industriali e i rapporti lavorativi. Se non c’è un’idea di base su questo, ogni questione aziendale viene trattata singolarmente e diventa un dramma individuale della singola fabbrica». Beh, questo è anche il segno di una globalizzazione sbagliata? «Infatti, la globalizzazione non deve essere sempre legata agli interessi dei grandi gruppi industriali che infeudano i marchi nazionali e, di fatto, poi li indeboliscono o li ammazzano. C’è anche la globalizzazione sociale che attiene la sfera dei diritti sociali, delle tutele dei lavoratori, che va garantita. Nel caso specifico, credo che i dirigenti dell’Electrolux abbiano un problema oggettivo legato al costo del lavoro, hanno fatto una proposta ‘lacrime e sangue’, ma non ritengo abbiano interesse o volontà di chiudere lo stabilimento del Friuli». Ma allora come se ne esce da questa vicenda che potrebbe estendersi a macchia di leopardo anche ad altre realtà produttive alle prese con la crisi ma anche con il complesso rapporto tra Europa e singoli Paesi? «L’importante è che non prevalgano gli integralismi, ovvero l’integralismo imprenditoriale dei gruppi industriali e quello della parte opposta. L’elemento davvero fondamentale è che gli Stati recuperino il primato della politica che è anche politica industriale. Non capisco per quale ragione, ad esempio, allo Stato francese sia consentita la possibilità di essere proprietaria della Renault. Anche in Italia il pubblico, lo Stato, deve tornare ad esercitare la sua funzione. C’è una riflessione da fare sulle materie di interesse generale e la politica e lo Stato devono tornare ad avere un ruolo».
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