Chi è veramente Walter Veltroni, dal Campidoglio al Quirinale passando per l'Africa

29 gennaio 2015 ore 11:26, Andrea De Angelis
Scrittore e regista oltre che politico e giornalista. In grado, dunque, di suscitare simpatie anche in coloro che di solo pane e politica preferiscono non nutrirsi. Anzi, lo detestano. Juventino, seppur romano. Capace, cioè, di essere cittadino di quella che è considerata la metropoli più affascinante del pianeta, ma anche tifoso della squadra che vanta di gran lunga il più alto numero di sostenitori nel Paese.  

walter-veltroni

  PAPA’ WALTER Walter Veltroni è questo e molto altro. Definito il padre del Pd, da molti gli viene rinfacciato che quella creatura non è davvero mai esistita. Il sogno cioè di unire ex Ds e Margherita non è mai diventato realtà, se non nelle urne elettorali e nei programmi da presentare a chi sognava un voto unico. Ma non un partito. Il partito nazionale, forse, non era proprio nella mente di quello che rischia di essere il Walter nazionale. Ce ne sono infatti pochi altri passati alla memoria del Paese: da Chiari a Zenga, che fecero di risate e parate il loro punto di forza. Da ridere in questo momento c’è ben poco, da parare sicuramente di più. A partire dai veti incrociati di Partito Democratico e Forza Italia, dagli speculatori finanziari alle tensioni sociali, fino alla minaccia di una terza guerra mondiale che il Vescovo della sua città ha chiamato per nome prima di ogni altro. COLOSSEO E CUPOLONE Pur essendo non-credente ("credo di non credere"), ha allegato a un'edizione dell'Unità, di cui era direttore, il Vangelo. Per la prima volta il quotidiano che fu di Antonio Gramsci favoriva la diffusione di un testo sacro, che Veltroni consegnò a Papa Giovanni Paolo II in udienza con la sua famiglia (da sindaco di Roma ha anche dato la cittadinanza onoraria al pontefice divenuto santo). Sempre sua fu la proposta di cambiare il nome della stazione Termini di Roma in “stazione Giovanni Paolo II”.  

veltroni papa

  Anche in famiglia il Vaticano era presente. Walter divenne orfano di padre appena un anno dopo la nascita: Vittorio Veltroni, radiocronista Eiar e poi dirigente Rai scomparve nel 1956 a soli trentotto anni. Lui fu così cresciuto dalla mamma senza conoscere mai il padre di lei, morto sette anni prima della nascita. Il nonno, Ciril Kotnik, era ambasciatore del Regno di Jugoslavia presso la Santa Sede. ITALIA E NON SOLO Tra le altre curiosità vi è anche l’essere stato definito “l’Obama italiano”. A farlo il Los Angeles Times nel 2008, dopo che Veltroni già tre anni prima lo aveva incontrato negli Stati Uniti e ne aveva scritto la prefazione all’edizione italiana del libro autobiografico. Lo stesso Veltroni non nasconde di essere stato tra i suoi primi sostenitori.  

veltroni pollice

  Nell’anno del Giubileo (che precedette la sua ascesa al Campidoglio) ricevette la Legion d’Onore in Francia per i risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali da Ministro dei Beni Culturali e ambientali con l'incarico per lo spettacolo e lo sport. L’amore per lo spettacolo e in particolare per il cinema si manifesta fin da giovanissimo e lo porterà nel 2006 a regalare a Roma il Festival del Cinema. Otto anni dopo, con “Quando c’era Berlinguer” l’esordio da regista che vedrà il bis quest’anno con “I bambini sanno”, un documentario nel quale l’ex sindaco di Roma prova a fotografare l’Italia " attraverso la percezione della vita che hanno i bambini tra i 9 e i 13 anni". DA ARCORE ALL’AFRICA Ma perché il quasi sessantenne Walter Veltroni dovrebbe diventare il nuovo Presidente della Repubblica? Innanzitutto per i suoi buoni rapporti con Renzi (l’unico in grado di far vincere il Pd “da solo”, proprio come auspicato da papà Walter) e con lo stesso Berlusconi, che portarono ad esempio i girotondini a protestare per l’atteggiamento morbido nei confronti del Cavaliere e lo stesso Beppe Grillo, in tempi non sospetti, a denunciare un legame troppo intimo tra i due. Meno idilliaco il rapporto con la Lega nord, in particolare dopo l’episodio di Treviso che scatenò diverse polemiche. In un'intervista del settembre 2007 alla trasmissione televisiva Le invasioni barbariche, all'affermazione della conduttrice che a Treviso le strade sono più curate che a Roma, Veltroni rispose: «Sì, ma per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c'è a Treviso con quello che abbiamo a Roma». Questa critica rivolta alla provincia veneta, prima in Italia nel 2006 in fatto di integrazione razziale secondo la Caritas, provocò reazioni bipartisan tra i politici locali: il presidente della provincia Leonardo Muraro invitò Veltroni a scusarsi, mentre alcuni esponenti del Partito Democratico fecero notare che la frase era evidentemente riferita alla classe dirigente leghista, in particolare al vicesindaco Gentilini.   veltroni_africa2   Non si può parlare di Veltroni senza ricordare il suo rapporto con l’Africa. Quando fu eletto sindaco di Roma, Veltroni promosse attività culturali in collaborazione con le scuole della capitale: nel 2004, ad esempio, inaugurò con gli studenti delle scuole romane una serie di viaggi in paesi dell'Africa volti a sensibilizzare gli studenti sul tema della povertà nel Terzo Mondo e per donare, con i soldi raccolti dagli studenti, nuove strutture, specialmente scuole, ai paesi visitati. Il primo viaggio, svoltosi nel 2004, ha avuto come meta il Mozambico, il secondo, del 2005, si è svolto in Ruanda, il terzo, del 2007, è stato in Malawi. Da allora il suo rapporto con il continente è sempre stato costante, al punto da far dire ad alcuni suoi detrattori a più riprese: “Ma non doveva andarsene in Africa?”. Per ora lo scrittore, regista, giornalista e politico Walter Veltroni resta in Italia. Le prossime ore ci riveleranno se sarà chiamato o meno a cambiare domicilio.  
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