Pg Cassazione: arginare i processi mediatici. Gli avvocati: "Non spettacolarizzare processo penale"

29 gennaio 2016 ore 10:19, Americo Mascarucci
Basta processi mediatici in Tv. Ormai è evidente a tutti come i processi su determinati fatti di cronaca nera che colpiscono maggiormente l'opinione pubblica prima che nelle aule dei tribunali si celebrino nei salotti televisivi, dove il più delle volte si corre il concreto rischio di "condannare" le persone prima che a farlo siano i magistrati sulla base dei reali elementi probatori e non sulle supposizioni giornalistiche e mediatiche.

Un fenomeno che sta dilagando in Italia al punto da aver provocato una forte denuncia del procuratore generale della Corte di Cassazione Pasquale Ciccolo all’inaugurazione dell’Anno giudiziario.
"I fatti di cronaca giudiziaria maggiormente capaci di colpire l’opinione pubblica non costituiscono soltanto oggetto d’informazione ma addirittura di veri e propri processi paralleli attacca il Pd della Cassazione  – con ricostruzione di luoghi, testimonianze, valutazioni tecniche che si svolgono sulle varie reti televisive in concomitanza con lo svolgimento delle indagini nella sede propria ed esclusiva, quella giudiziaria. Agli effetti negativi di tali spettacolari esposizioni nell’ambito processuale sono chiari riferimenti in alcune delicate recenti vicende giudiziarie".
Pg Cassazione: arginare i processi mediatici. Gli avvocati: 'Non spettacolarizzare processo penale'
Per Ciccolo è necessario arginare un fenomeno sempre più dilagante e incontrollato. 
"La televisione che si sostituisce alla magistratura è un male sempre più esteso - attacca -  Dilaga in tutta Europa, non per caso se ne sono lamentati di recente in una riunione i procuratori generali dei diversi Paesi della Ue. Sarebbe vivamente auspicabile raggiungere un equo contemperamento fra la libertà di espressione e di stampa da un lato, e dall’altro le altrettanto fondamentali esigenze di rispetto della vita privata, della dignità delle persone, di riservatezza delle indagini, di presunzione di innocenza, di diritto ad un giusto processo".  
Già, la presunzione d'innocenza! Proprio questa sembrerebbe essere la prima vittima dei "processi mediatici" che il più delle volte fanno consolidare nell'opinione pubblica la certezza di una colpevolezza che in realtà è ben lontana dall'essere dimostrata. Con il risultato di creare "i mostri" prima ancora che ne sia acclarata l'effettiva colpevolezza nella sede appropriata, per l'appunto l'aula giudiziaria. E dimenticando il più delle volte che un imputato è comunque da considerare innocente fino a sentenza passata in giudicato. Qualsiasi imputato, anche quello accusato del delitto più orrendo. 
 Una denuncia quella del Pg della Cassazione che stavolta trova pienamente d'accordo gli avvocati. "Non possiamo permetterci di legiferare o non, depenalizzare o non sulla spinta dell’emotività, né permettere la spettacolarizzazione del processo penale e il protagonismo autopromozionale di avvocati e magistrati" - sostiene Andrea Mascherin, presidente del Consiglio nazionale forense.
Anche se va detto spesso sono proprio gli avvocati i primi a ricercare le luci della ribalta televisiva. 

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