Appuntamento col destino: la tragedia di Brema

29 gennaio 2016 ore 12:20, intelligo
di Anna Paratore

Molti non ne avranno nemmeno mai sentito parlare, soprattutto i più giovani, ma vale la pena ricordare che giusto 50 anni fa, il 28 gennaio 1966, l’Italia piangeva la morte di un’intera generazione di giovani nuotatori scomparsi in un drammatico incidente aereo.
L’aeromobile era Convair CV-440, un bimotore della Lufthansa con 49 persone a bordo, decollato da Francoforte e diretto a Brema dove era in programma uno dei più prestigiosi meeting di nuoto della stagione. Ecco perché tra i passeggeri imbarcati c’era una selezione scelta della nostra squadra di nuoto nazionale, più il giornalista Nico Sapio della RAI che li accompagnava per la telecronaca. Le cause dell’incidente sono state alla fine accollate alla scarsa visibilità che sembra non permise al velivolo di approcciare correttamente l’atterraggio. All’ultimo minuto, il pilota se ne rese conto e tentò una virata e una risalita, ma l’insufficiente velocità portò a uno stallo dell’aereo che precipitò uccidendo nell’impatto tutto il suo carico umano. Oggi, a distanza di tanti anni e anche di tanto silenzio, ci sembra giusto ricorda quei giovani nuotatori italiani che morirono tanto prematuramente mentre andavano verso una manifestazione sportiva dove tenere alti i colori nazionali. Erano sette giovani più Paolo Costoli, il loro allenatore.

Appuntamento col destino: la tragedia di Brema
Bruno Bianchi, 23enne, il più vecchio e il capitano della squadra, era uno specialista delle brevi distanze nello stile libero.
Nel 1959, giovanissimo, aveva conquistato la medaglia d’oro nella staffetta 4x200 stile libero ai Giochi del Mediterraneo che si erano svolti a Beirut. Alle Olimpiadi del ’60 era arrivato sesto nella staffetta 4x100, tutto sommato un ottimo piazzamento per il nuoto italiano. Era stato detentore di vari record nazionali e a detta di tutti, aveva ancora larghe possibilità di miglioramento. Oggi, porta il suo nome il Centro Federale natatorio di Trieste che ha ospitato gli europei di nuoto in vasca corta. Dino Rora, di anni ne aveva 21. Era uno specialista nel dorso, ma più che valido anche nello stile libero. Aveva vinto i suoi primi titoli italiani nel 1961, ed era anche lui una splendida promessa per il nuoto azzurro se si considera che nel 1965,un anno prima della disgrazia, si era aggiudicato ben 8 titoli nazionali. Sergio De Gregorio, 20enne, aveva all’attivo già cinque titoli italiani assoluti nei 200, 400 e 1500 stile libero e aveva realizzato 16 record italiani di cui otto nelle specialità individuali. Vantava sedici presenze con la nazionale italiana e la partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo del 1964 dove era arrivato alla finale nella staffetta. Era un dorsista Amedeo Chimisso, veneziano, 20 anni, all’alba della sua carriera in azzurro. Lavorava come fattorino per poter nuotare, visto che era di povera famiglia e i suoi non avrebbero potuto mantenerlo. I suoi primati personali erano 1'04"0 nei 100 e 2'20"2 nei 200 dorso. Proprio il giorno della tragedia aveva stabilito la migliore prestazione italiana nei 200 misti. Il suo funerale fu seguito da tutta Venezia quando il feretro del giovane nuotatore azzurro attraversò la città lungo i canali, avvolto in una bandiera olimpica, fino alla chiesa di Santa Eufemia. Ma non c’erano solo giovanotti nella comitiva italiana. Erano presenti anche tre ragazze, Luciana Massenzi, 21 anni, 4 titoli nazionali nei 100 dorso (2 assoluti e 2 primaverili) era anche stata detentrice del record italiano dei 100 dorso, col tempo di 1'12"4 realizzato a Milano nel 1965. Carmen Longo, 19 anni, 4 titoli assoluti nei 100 e 200 rana, primatista italiana nei 200 rana nel 1965 e il solo cruccio di zoppicare a scuola, e Daniela Samuele, la più giovane del gruppo, solo 17 anni, ma già una splendida promessa. Era alla sua prima trasferta all’estero e insieme al costume in valigia aveva messo il suo primo abito da sera.

Questi giovani nuotatori erano praticamente buona parte della nostra nazionale di nuoto, e il meeting di Brema era solo una tappa della preparazione in vista dei Giochi del Messico del ’68. Altri atleti si salvarono solo per un caso del destino. Per esempio Daniela Benneck non partecipò alla trasferta perché si sposava sua sorella Anna, e l’allenatore Bubi Dennerlein, molto noto e che sarebbe poi diventato l’allenatore della

Calligaris, non venne convocato perché aveva avuto da ridire con la federazione. Al suo posto andò Paolo Costoli, all’epoca conosciutissimo e molto apprezzato. Quando si dice “appunamento col destno”…
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