Unioni civili, Adinolfi: “La Cei? Chiara. Dal 31 noi i portavoce di quella piazza”

29 gennaio 2016 ore 14:39, Marta Moriconi
Intervistato da IntelligoNews, il giornalista Mario Adinolfi commenta l’intervento deciso della Cei sul tema delle unioni civili e traccia il percorso da seguire dopo il Family Day per arrivare all'obiettivo finale: “Il ritiro del ddl Cirinnà”.

La Cei ha preso posizione in maniera netta sulla questione delle unioni civili affermando che “non è possibile nessuna equiparazione con il matrimonio”. Come giudica questo intervento?

«Sono parole serie, importanti, nette, le prendiamo come fonte di ispirazione per una battaglia che domani si pone un obiettivo: il ritiro del ddl Cirinnà. Deve essere chiaro che la piattaforma laica del Circo Massimo vuole questo, noi diciamo no alle unioni civili perché le unioni civili in tutto il mondo portano inevitabilmente con sé i diritti di filiazione. Non consentiremo neanche le operazioni cosmetiche che volessero, almeno formalmente, distinguere tra unioni civili e matrimonio per poi varare una legge che la giurisprudenza allargherebbe alla bisogna. La parola della Cei è chiara e importantissima e verrà tradotta in battaglia politica dal popolo che si riunirà domani arrivando da tutta Italia».

Vi confortano i dati dell’Eurispes dai quali emerge in maniera evidente che la maggioranza degli italiani è contraria alle adozioni gay e all’utero in affitto?

«Non c’è studio statistico che non posizioni la forchetta della contrarietà all’omogenitorialità al di sotto del 70%, poi ci sono quelli che arrivano addirittura all’85%. E’ chiarissimo che qualora venisse fatto questo passaggio dal Parlamento verrebbe fatto contro la più grande manifestazione della storia d’Italia e contro il volere della stragrande maggioranza del popolo italiano. Se Renzi dovesse assumersi questa responsabilità a mio avviso compirebbe un errore politico madornale».

Cosa farà quella piazza dopo la manifestazione di domani?

«Bisognerà intanto raccogliere i risultati della giornata di domani, e non sarà irrilevante valutare come è andata, poi il 2 febbraio alle ore 16.30 il Senato verrà riconvocato per avviare le votazioni sulle eccezioni di incostituzionalità. Noi dobbiamo fare in modo che venga ascoltato quel milione di persone, forse più, del Circo Massimo che hanno detto che il ddl Cirinnà è incostituzionale. Sarà il primo passaggio lavorare, anche sul piano della pressione politica, per far sì che la maggioranza del Senato sia in sintonia con la più grande manifestazione di piazza della storia e con la maggioranza del popolo italiano. Ricordo che il Centro Studi Rosario Livatino ha raccolto più di 500 firme di giuristi che sottolineano l’incostituzionalità e la drammatica trasandatezza con cui è stata scritta sul piano giuridico questa legge che oltre a essere sbagliata è anche brutta e scritta male da persone non competenti».

Dal 31 gennaio, quindi, l’argomento sarà solo il ddl Cirinnà?

«Questa urgenza sarà determinante, spetterà a noi prendere il ruolo di portavoce di quella piazza. Sento praticamente un gruppo al minuto e tutte queste persone stanno scendendo a Roma per dire: “Noi difendiamo il diritto dei bambini di avere una mamma e un papà e di conseguenza non possiamo che essere in questo momento ostili al ddl". Sarà una discussione di mesi».
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]