Papa Francesco e Monsignor Tonini, i due "Comunicatori di Dio"

29 luglio 2013 ore 13:54, Lucia Bigozzi
Papa Francesco e Monsignor Tonini, i due 'Comunicatori di Dio'
Siate discepoli senza paura”. Papa Francesco scrive sulla spiaggia di Rio e nei cuori di milioni di giovani l’ultimo dei tanti messaggi della visita pastorale in Brasile, tra gli ultimi, quelli che stanno alla fine del mondo. Da dove lui, Jorge Mario Bergoglio è venuto, fino a salire al Soglio di Pietro. Nelle stesse ore a Ravenna, il discepolo senza paura Ersilio Tonini saliva alla casa del Padre. Non solo una coincidenza temporale, quasi un passaggio di consegne, di testimone e di testimonianza tra il prete-giornalista e il Papa-povero. C’è un metodo, insegnamento, idea, strada sulla quale camminare nel cammino difficile e accidentato della vita. A ben guardare, c’è molto di Francesco in monsignor Tonini, e altrettanto di lui nel successore di Benedetto XVI. Anzitutto il senso della vita, intesa come dono e per questo vissuta con pienezza, lontano dai beni materiali, vicinissimo all’essenza vera della persona, creatura di Cristo e in Cristo il suo inizio e la sua fine, che è poi passaggio alla Casa del Padre. E dunque, un nuovo incontro, un nuovo inizio. Il richiamo alla sobrietà, l’attenzione e la cura verso i poveri: Bergoglio nella sua Argentina e oggi da Papa nelle favelas di Rio o sul molo di Lampedusa; Tonini appena nominato vescovo di Macerata e Tolentino (nel 1969) che dà ai contadini le terre della Diocesi; o nella missione in Amazzonia, o ancora costruendo il Ceis la struttura per accogliere e far tornare alla vita i tossicodipendenti, ai quali cedette le sue stanze in Curia, ritirandosi in un piccolo appartamento nell’Opera di Santa Teresa a Ravenna. Dove ha vissuto per molti anni e da dove ieri è partito per l’ultimo viaggio terreno. Sì, questo è un pezzo “partigiano”, buttato giù da una piccola credente che vive la scomparsa di monsignor Tonini come la perdita di un punto di riferimento, ben sapendo che di lui resta l’esempio di una vita, i suoi scritti, i suoi moniti, la sua parola. Ma da piccola credente, per me era come una grande quercia dalle radici robuste, sotto la quale trovare riparo e conforto. Quella grande quercia coi rami dispiegati al mondo, adesso non c’è più e ne sentirò tutto il vuoto. Come quando si perde una persona cara, anche senza averla mai incontrata o conosciuta direttamente. Nonostante la malattia lo avesse fiaccato nel fisico, fino all’ultimo respiro ha esortato tutti noi a “prendere ciò che il Signore ci dà”. Senza lagnarsi, ma con la consapevolezza che tutto si compie in Lui. “I miei 99 anni? Non ci penso, quelli che il Signore manda, li prendiamo”. Una decina di giorni fa rispose così a chi gli chiedeva della sua età e un istante dopo aveva già un nuovo messaggio da lasciare a tutti noi che facciamo questo mestiere, lo stesso mestiere che monsignor Tonini amava tanto (era giornalista pubblicista) e per il quale nel libro di Paola Severini era stato definito “Il Comunicatore di Dio”. “Il giornalismo non ha ancora capito quale sia il suo ruolo, perché il suo vero ruolo, il suo compito è quello di andare a vedere la realtà attuale con gli occhi degli uomini attuali. Il giornalismo italiano e mondiale, o è profeta o non è niente!”. Mi mancherà, monsignor Tonini: il prete-giornalista.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]