Il mea culpa del Papa a Caserta e la verità (storica) su Pio XI

29 luglio 2014 ore 10:29, Americo Mascarucci
Il mea culpa del Papa a Caserta e la verità (storica) su Pio XI
Papa Francesco a Caserta ha incontrato la comunità pentecostale guidata dal pastore e amico Giovanni Traettino e ha recitato un pubblico mea culpa per le persecuzioni subite dai pentecostali durante il regime fascista. E’ innegabile che in vasti settori del mondo cattolico dell’epoca, la messa al bando dei pentecostali da parte del regime fu salutata con grande favore e non mancarono i parroci che denunciarono personalmente alle autorità di polizia la presenza di esponenti della comunità evangelica.
Di tutto ciò il Papa ha chiesto scusa evidenziando come quei cattolici che collaborarono con il fascismo e contribuirono a discriminare e perseguitare i pentecostali agirono sotto influsso del demonio. E qui si riapre l’antica diatriba mai sopita dei rapporti fra la Chiesa di Pio XI e il regime di Benito Mussolini. A Papa Ratti è stata fatta pagare cara la definizione di “uomo della Provvidenza” che fu affibbiata al Duce all’indomani della firma del Concordato nel febbraio del 1929. I Patti Lateranensi pacificarono e normalizzarono i rapporti fra Stato italiano e Santa Sede dopo gli anni del “grande gelo” iniziato con la breccia di Porta Pia e la conquista di Roma da parte dei Savoia, e proseguito poi fino al 1929 fra alti e bassi e reiterati tentativi di chiudere la questione mai andati in porto negli anni in cui il governo era stato in mano ai liberali, di destra o di sinistra. Legittimo quindi che Pio XI guardasse con favore alla disponibilità di Mussolini cercando di favorire il più possibile il dialogo con il regime per giungere finalmente ad un accordo. E’ vero, Ratti elogiò il Duce e ringraziò la Provvidenza per averglielo fatto incontrare, ma come ha spiegato più volte lo storico Vittorio Messori, quella dichiarazione non fu da intendere come una benedizione della dittatura ma come un esplicito riferimento alla novità di un capo di governo scevro da pregiudizi massonici e anticlericali, quei pregiudizi che avevano invece sempre ispirato i governati del periodo post risorgimentale. Il fascismo fu guardato con simpatia da numerosi esponenti della Curia romana, cardinali, vescovi e sacerdoti, questo è indubbio, almeno fino a quando sostenere Mussolini non divenne imbarazzante alla luce dell’alleanza con la Germania nazista e della promulgazione delle leggi razziali. Molti cattolici consideravano il fascismo un argine indispensabile all’avanzata e all’affermazione del comunismo ateo in Europa e per questo lo sostennero, senza tuttavia mancare di criticarne gli eccessi. Sbagliato però sostenere che la Chiesa sia stata complice del regime. Pio XI infatti non mancò, anche all’indomani della firma dei Patti Lateranensi di criticare e contrastare con forza i tentativi del regime di assumere il monopolio dell’educazione dei giovani, privando di questo diritto le organizzazioni cattoliche. Appena due anni dopo la firma del Concordato, esattamente il 29 giugno del 1931, papa Ratti promulgò l’enciclica “Non Abbiamo Bisogno” con la quale difendeva il diritto all’esistenza dell’Azione Cattolica che il regime aveva sciolto e condannava l’autoritarismo fascista ed il tentativo di egemonizzare l’educazione dei giovani a scapito di una formazione autenticamente cristiana. Quello stesso papa non mancò negli anni successivi di far sentire forte e chiara la sua ferma condanna contro il razzismo, lasciando Roma in occasione della visita di Adolf Hitler nel 1938 proprio con l’intenzione di non dover stringere la mano all’uomo delle persecuzioni contro gli ebrei. E’ un dato di fatto inoltre come più volte Mussolini ed autorevoli esponenti del regime si siano lamentati presso la Curia romana accusando di “ingratitudine” Pio XI per l’atteggiamento ostile verso il fascismo nonostante questo avesse favorito il Concordato. Ha fatto bene Papa Francesco a recitare il mea culpa di fronte ai pentecostali per le responsabilità di alcuni sacerdoti e religiosi che collaborarono alle persecuzioni. Tuttavia non è la Chiesa a dover chiedere scusa, né a rispondere per le scelte dei singoli. La Chiesa seppe stare dalla parte giusta anche di fronte alle manipolazioni di una storia che per troppo tempo ha trovato utile e congeniale far passare il messaggio sbagliato di complicità e connivenze esistite soltanto in minima parte.
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