I figli dei vip famosi, ricchi e "maledetti": da Bobbi Kristina Brown in giù

29 luglio 2015, intelligo
I figli dei vip famosi, ricchi e 'maledetti': da Bobbi Kristina Brown in giù
di Anna Paratore 

Se n’è andata Bobbi Kristina Brown la figlia 22enne di Whitney Houston e Bobby Brown morta come l’indimenticabile e famosissima madre, nei pochi centimetri d’acqua di una vasca da bagno lussuosa, sconvolta dalle droghe e dai demoni personali.  Ma Bobbi Kristina è solo l’ultima di una lunghissima serie di “rampolli d’oro” dall’esistenza breve e travagliata, morti troppo precocemente e sempre in modo traumatico.

Un’altra madre famosa e il suo giovane figlio se ne sono andati a poca distanza l’uno dall’altra, solo cinque mesi, ed entrambi in un modo tragico che ricorda da vicino quello di Whitney e Kristina. Anna Nicole Smith in Italia non era conosciutissima se non dai lettori amanti di PlayBoy, ma negli States era una vera celebrità. Ancora più che ai suoi paginoni centrali sulla rivista più sfogliata dai maschietti di tutto il mondo, Anna Nicole doveva la notorietà al fatto di essere riuscita a farsi sposare da un nababbo 90enne, JH Marshall. 

Il maritino se ne andò velocemente, e lei dovette ingaggiare una battaglia all’ultimo sangue con i figli di lui per la ricchissima eredità. Alla fine, Anna Nicole si beccò una bella fetta del patrimonio. Milionaria e soddisfatta, avrebbe potuto vivere felice e tranquilla, ma aveva sempre condotto un’esistenza sregolata, e non modificò le sue abitudini nemmeno quando mise al mondo la sua seconda figlia in una clinica di Nassau. E fu proprio lì, in quelle di gioia per la nascita della bambina, che Daniel, il figlio 20enne che Anne Nicole aveva avuto giovanissima, venne trovato morto poche ore dopo aver conosciuto la sua nuova sorellina. A stroncarlo un’overdose di metadone e antidepressivi. Sua madre non si riprenderà da più dalla disgrazia e lo seguirà ben presto: troveranno anche lei morta per overdose in una lussuosa stanza di un hotel in Florida.

La droga c’entra anche con la morte di due dei figli di uno dei divi più talentuosi e amati dall’Hollywood degli anni d’oro, Marlon Brando. La prima ad andarsene è la bellissima Cheyenne. Il fratellastro maggiore, Christian, figlio della prima moglie del padre, le ammazza il compagno, Dag Drollet di cui la ragazza è incinta. Christian sostiene che si sia trattato di un incidente, ma le cose non sono chiare.  Per il trauma, Cheyenne che comunque non è nuova ad intemperanze da quando ragazzina è stata vittima di un incidente stradale da cui ha riportato serie ferite, e che da allora è considerata psicologicamente instabile, si stravolge di droghe e psicofarmaci. Si impicca nella casa di sua madre a Punaauia, Tahiti, il 16 aprile 1995. 

Ha da poco compiuto 25 anni. Il suo fratellastro Christian, intanto, si è fatto 5 anni di galera per la morte del cognato, ma quando esce dal carcere è ormai alcolizzato e drogato. Tenta il recupero più volte, senza alcun successo, finché nel 2008 muore per una polmonite fulminante. Sembra che fosse affetto da HIV. E probabilmente lo stesso problema aveva anche Guillaume Depardieu, figlio di Gerard, anche lui ucciso da una polmonite fulminante a 37 anni. Lanciato dal padre, Guillaume è un attore di buon talento, tanto che si è assicurato un prestigioso premio Cesar. Ciononostante, Guillaume ha sempre avuto una vita all’insegna della sregolatezza tanto da subire anche una condanna per traffico e spaccio di eroina.  
                                                       
Muore malamente anche il figlio maggiore di Paul Newman e Joanne Woodward, Scott. Se ne va a 28 anni, per overdose. Dopo la sua scomparsa, il padre fonda lo Scott Newman Center for Drug Abuse Prevention. Per overdose muore anche Sage Stallone, figlio di Sylvester, 36 anni al momento della scomparsa.  

In maniera sconvolgente se ne va Marie Trintignant, uccisa a botte dal compagno, Bertrand Cantat, leader del gruppo rock francese dei Noir Desir. Un classico caso di violenza domestica quello di Marie che però conosceva i vizi di quel compagno manesco e non aveva voluto lasciarlo come tutti le consigliavano di fare. Cantat se la caverà con 4 anni di reclusione, e oggi si è rifatto una vita. Ce ne sarebbero ancora molti da inserire in questo tristissimo elenco, frutto probabilmente di vite spesso privilegiate, ma il più delle volte in ambienti discutibili e prive di una vera e solida guida. E’ proprio vero: denaro, fama, lussi non danno la felicità.


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