Senato, Verdini dispiega l’Ala e vola via da Berlusconi

29 luglio 2015, intelligo
Senato, Verdini dispiega l’Ala e vola via da Berlusconi
Ora è ufficiale: Denis Verdini lascia Berlusconi e Forza Italia. Addio annunciato, oggi tradotto nella costituzione di un gruppo autonomo al Senato. Alleanza liberalpopolare (Ala, l’acronimo) è la nuova creatura e Verdini il leader. 

Stamani in conferenza stampa è stata presentata la “squadra”: Lucio Barani, craxiano di ferro e fino a ieri nel Gal, sarà il capogruppo mentre Vincenzo D’Anna assume l’incarico di portavoce. Dieci i senatori che hanno seguito Verdini nella nuova avventura politica. E’ stato lo stesso Barani a spiegare che la lettera con la comunicazione della nascita del nuovo gruppo parlamentare è già stata spedita al presidente del Senato, Pietro Grasso. “Veniamo tutti dal Pdl, non rinneghiamo nulla, non abbiamo alcun desiderio di iscriverci al Pd, anche perchè da toscano, se avessi voluto lo avrei fatto da giovane...”, ha esordito Verdini davanti ai cronisti. 

Ma l’ex coordinatore di Fi ha voluto motivare l’addio a Berlusconi concentrandosi sul piano politico e di una linea politica – quella del cosiddetto cerchio magico – che lui non condivideva da tempo. L’obiettivo del nuovo gruppo parlamentare è “portare a termine la legislatura costituente” per dare una cornice moderna all'impianto istituzionale dello Stato e quindi alle riforme in discussione a Palazzo Madama. Il che significa camminare lungo il solco tracciato da Renzi. E proprio la “sintonia” tra Renzi e Verdini, entrambi “toscanacci” doc, è motivo di nuove polemiche dentro il Pd ma non solo. Ieri ad esempio, il capogruppo di Sel alla Camera Arturo Scotto ha tuonato che “con l’aiuto di Verdini, Renzi deve chiedere una nuova fiducia in Parlamento”.  

Ma lui, il gran tessitore del Patto del Nazareno versione originale, non si cura degli strali che gli arrivano da sinistra ma anche da destra e tira dritto. Le critiche di un “flirt” politico con il premier le rispedisce tutte nel campo degli avversari politici con questo messaggio: “La sinistra stia tranquilla, non vogliamo entrare nel partito”. E aggiunge: “Nessuno di noi ha mai espresso la volontà di aderire al Pd”, ma non nasconde che insieme agli esponenti politici che lo hanno seguito “eravamo a disagio all'interno dei gruppi in cui abbiamo militato”. 

“Ala” non è solo l’acronimo di un gruppo parlamentare, perché Verdini ha già fondato un’associazione di cui è presidente: segno evidente di un progetto politico di lungo respiro che passa, inevitabilmente, dalla nascita di un nuovo soggetto politico. Per gli amanti dei numeri si tratta della settima sigla politica nel campo del centrodestra che va ad aggiungersi a Lega, Fi, Ncd, Fratelli d’Italia, La Destra e Italia Unica. Chi più ne ha ne metta…

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LuBi


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