La morte del Mullah Omar è già un giallo

29 luglio 2015, Americo Mascarucci
La morte del Mullah Omar è già un giallo
Il Mullah Omar è stato ucciso? Sarà vero?
 

Oppure è l’ennesimo annuncio destinato ad essere smentito? A comunicare in diretta televisiva  l’uccisione della guida suprema dei talebani afghani oltre che capo della resistenza anti-occidentale, è stato un funzionario del governo afghano ma sembra che la notizia sia stata confermata dagli alti vertici della sicurezza. 

Omar dunque è morto? 

La notizia arriva a pochi giorni dall’incontro fra una delegazione talebana e rappresentanti del governo presieduto da Ashraf Ghani con l’intento di raggiungere un accordo di pace che metta fine alla guerra civile in atto da oltre dieci anni, esattamente dal giorno in cui il governo dei talebani fu rovesciato dall’intervento militare degli Usa e sostituito da un governo gradito all’Occidente. 

I talebani hanno quindi dato inizio ad una “guerriglia” senza tregua sfociata in ripetuti atti terroristici, che alla fine hanno portato il governo afghano a ricercare un dialogo con il movimento islamista, dialogo benedetto anche dal presidente Obama, con l’obiettivo di sanare la frattura in atto nel Paese e riconciliare l’Afghanistan. 

Lo stesso Omar, in uno degli ultimi messaggi diffusi dai canali dell’Islam radicale,  si sarebbe detto favorevole al negoziato con l’obiettivo di conseguire la pacificazione nazionale. Ora è arrivata la notizia della sua uccisione ma non si è ben capito da parte di chi, né per quale motivo. Forse proprio per i suoi messaggi di pace? Forse la sua disponibilità al dialogo non è piaciuta ai settori più integralisti del movimento decisi a proseguire la lotta? Tutte ipotesi ovviamente, come nel circuito delle ipotesi rimane, in attesa di conferme ufficiali, anche la notizia della sua morte. 

Al Mullah Omar lo scrittore e giornalista Massimo Fini ha dedicato nel 2011 una ricca biografia nella quale racconta le gesta di questo misterioso personaggio, che avrebbe perso un occhio combattendo contro gli occupanti sovietici e che successivamente, a capo del movimento talebano, si è opposto con forza alle prepotenze dei “signori della guerra”, ossia i comandanti dell’esercito che si erano spartiti il potere nell’Afghanistan liberato dai russi. Un leader talmente carismatico da essere riuscito a conquistare le simpatie del popolo e ad instaurare un regime teocratico, fondato sulla legge della Sharia e sul rispetto tassativo e assoluto dei precetti coranici nel loro significato più rigido ed integralista. 

Un regime abbattuto dall’intervento militare Usa perché considerato alleato di Osama Bin Laden e coinvolto nell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001. E mentre le “bombe intelligenti” degli americani cadevano sugli “obiettivi strategici” lui, stando al racconto dei suoi fedelissimi, pronti a sacrificare la vita per proteggerlo, fuggiva fra le montagne a bordo di una motocicletta. Storie che hanno contribuito a creare il mito dell’eroe, al punto che parte della popolazione ha continuato a credere in lui, a sostenerne la lotta e a favorirne la fuga. Al Governo non è rimasto altro da fare che scendere a patti con i talebani consapevoli di quanto il loro potere sia ancora ben radicato nella società afghana, nonostante la propaganda occidentale abbia continuato per anni a descriverli come terroristi.  

Se Omar è davvero morto, certamente continuerà a vivere il suo mito, negativo quanto volete, ma per buona parte del popolo afghano un mito da autentico eroe.

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