Torino, Chaouki: “Lega ha leso diritto dei musulmani e interessi economici. Rispetto il Crocifisso”

29 luglio 2015, Marco Guerra
Torino, Chaouki: “Lega ha leso diritto dei musulmani e interessi economici. Rispetto il Crocifisso”
“Una sceneggiata che lede la libertà di culto e gli interessi dell’Italia nei confronti dei paesi musulmani”.
Così il parlamentare del Pd di origine marocchina, Khalid Chaouki, commenta per IntelligoNews il blitz della Lega che a Torino ha smantellato il centro di preghiera allestito in Comune per gli ospiti musulmani di un convegno sulla moda islamica. Chaouki si dice inoltre favorevole ai crocifissi nei luoghi pubblici in segno di rispetto dell’identità italiana. 

On. Chaouki ha visto cosa hanno fatto i leghisti a Torino? 

«Io penso sia stata una gravissima sceneggiata, che ha leso il diritto dei musulmani alla preghiera, diritto che intelligentemente aveva pensato di tutelare il sindaco di Torino. La libertà di culto è il principio garantito dalla Costituzione. Penso che la solidarietà che ha avuto il comune di Torino e lo sdegno che ha suscitato questa provocazione in gran parte della nostra società dimostrino quanto il livello di tolleranza e rispetto verso l’islam sia molto più grande rispetto a queste sceneggiate che lasciano il tempo che trovano ma che rischiano di esasperare questa campagna a senso unico contro l’immigrazione e, in questo caso, anche contro il diritto di una comunità a pregare pacificamente senza infastidire nessuno».

Questo gesto del leghista torinese contraddice le aperture di credito di Salvini al Buttafuoco convertito all’Islam… 

«Sì, in qualche modo sì. Decidessero quale linea tenere. Ma questa vicenda riguarda anche i rapporti economici con il mondo islamico che noi abbiamo tutto l’interesse a coinvolgere per attrarre investimenti e che non possiamo trattare in questo modo, negandogli un luogo per la preghiera. Quindi non capisco come da una parte si possa auspicare il rilancio della cooperazione economica con la Russia e contemporaneamente si pensa di attrarre investimenti dal mondo islamico continuando ad avere atteggiamenti inaccettabili e di islamofobia contro una realtà che abbiamo tutti gli interessi a valorizzare per il contributo economico che può dare al nostro Paese»

Stiamo comunque parlando di un luogo pubblico. Quindi non hanno senso anche le crociate laiche contro il crocefisso? Insomma la croce ha diritto a restare sui muri dei nostri palazzi istituzionali? 

«Assolutamente sì, l’Italia è un Paese con una presenza importante cattolica, bisogna rispettare quella che è una parte importante della sua identità. Questo però non toglie nulla a quello che è stata un’iniziativa intelligente dell’amministrazione torinese che in un’occasione internazionale ha voluto garantire agli ospiti di fede islamica un posto per la preghiera come avviene in tutte le città moderne e civile del mondo. Ed è anche una lezione per tutte le civiltà musulmane in cui viene negato il diritto di culto alle minoranze religiose»

Certo il tema della reciprocità è importante. In Occidente ognuno è libero di professare la propria fede in molti Paesi musulmani non è affatto così… 

«Noi dobbiamo combattere per affermare la libertà religiosa e i diritti delle minoranze cristiane anche in quei Paesi islamici che non rispettano e tutelano queste minoranze. Ma per farlo con più forza bisogna essere coerenti e dare queste lezioni di civiltà, i musulmani che hanno preso parte alla manifestazione di Torino hanno ricevuto questa testimonianza. L’Italia garantisce la libertà di culto dei musulmani quindi è giusto che sia tutelata la libertà di culto dei cristiani»

In Siria e Iraq, dove imperversa lo Stato Islamico, non basta questo per difendere i cristiani… 

«Certo, ma infatti la battaglia è da fare con i tutti musulmani che condividono i nostri valori, l’iniziativa di Torino oltre ad un approccio economico voleva creare ponti di dialogo con i musulmani per combattere gli estremismi»

Quindi a Salvini direbbe di rispettare l’Islam per aiutare i cristiani? 

«Ma oggi per aiutare i cristiani dobbiamo essere noi stessi tolleranti con tutte le minoranze, perché solo la coerenza può essere una leva per imporre i nostri principi anche in quei Paesi dove non sono rispettati».

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