Spagna, Rajoy accetta l'incarico dal re ma non ha i numeri

29 luglio 2016 ore 11:56, Andrea Barcariol
Mariano Rajoy ci prova. Il premier uscente spagnolo ha accettato l'incarico propostogli da re Felipe VI al termine del primo giro di consultazioni con i vari partiti e cercherà di formare un nuovo governo nonostante non abbia ancora il sostegno necessario in Parlamento. Una missione quasi impossibile visti i veti incrociati che paralizzano le istituzioni spagnole da ormai otto mesi.
Rajoy ha reso noto di aver trasmesso agli altri partiti un documento con delle proposte per un patto di legislatura: "Ho spiegato al re che al momento non avevo gli appoggi necessari, ma ho accettato. Da domani tenterò di ottenerli. Non è il momento delle rivalità, è il momento di costruire e di superare le divergenze: la Spagna ha bisogno di un governo". Rajoy cercherà quindi di utilizzare l'incarico della Corona come arma di pressione politica nei confronti degli altri partiti: avrà disposizione un tempo che egli stesso ha definito "ragionevole" per riuscire a raggiungere un accordo di alleanza o quanto meno di desistenza prima di presentarsi in Parlamento o di gettare la spugna.

Spagna, Rajoy accetta l'incarico dal re ma non ha i numeri
Per ora però il leader non ha assolutamente i numeri per superare un voto di fiducia nel Congresso dei Deputati. Conta al momento solo sui 137 parlamentari, su 350, del Pp. Tutti gli altri partiti hanno annunciato voto contrario, meno Ciudadanos (32 seggi) e Coalicion Canaria (1), pronti ad astenersi. Anche i partiti nazionalisti e indipendentisti (25 seggi) hanno detto `no´. 
Le possibilità di Rajoy dipendono da un unico elemento: l'astensione dei socialisti del Psoe, che gli permetterebbe di governare in minoranza. Sanchez tuttavia ha ribadito che spetta al Pp trovare gli appoggi necessari iniziando dalla destra di Ciudadanos (per Albert Rivera ci potrebbe essere la poltrona di vicepremier) e ha sottolineato di voler votare no alla fiducia.
Il leader di Podemos Pablo Iglesias invece propone di tentare di costruire un governo `di sinistra´ con il Psoe e i partiti nazionalisti, una formula esclusa dai socialisti, che temono di finire `divorati´ dal partito post-indignado. 
 



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