Parisi guarda a Maroni contro Salvini. E per Matteo è rebus alleanze

29 luglio 2016 ore 12:30, Americo Mascarucci
La bocciatura di Stefano Parisi come leader del centrodestra da parte del segretario del Carroccio Matteo Salvini, sembra allontanare la prospettiva che l'ex candidato sindaco di Milano possa ripetere anche al governo nazionale l'operazione tentata nel Capoluogo lombardo: quello cioè di guidare una coalizione che da Alfano arrivi fino a Salvini.
"Una marmellata che non funziona" ha definito Salvini il progetto di centrodestra sognato dal fedelissimo berlusconiano.
Parisi però sembrerebbe farsi forte dell'amicizia con il Governatore della Lombardia Roberto Maroni il quale a sua volta guida un'amministrazione che vede il centrodestra unito nelle sue varie e diverse declinazioni (anche se lì l'Ncd si trova dentro in quanto all'epoca esisteva ancora il Pdl).
A sentire i bene informati Maroni avrebbe mal digerito la chiusura netta di Salvini nei confronti di Parisi definendola "un grave errore". E non sarebbe il solo a pensarla così.
C'è il vecchio leader Umberto Bossi a non digerire le posizioni oltranziste di Salvini e a criticare le continue tensioni create dalla Lega all'interno del centrodestra.
Finora i malumori interni alla Lega, a parte le uscite di Bossi, sarebbero stati sottociuti ma è evidente come non tutti nel partito sarebbero disposti a seguire Salvini in una scelta estremista che condannerebbe il Carroccio all'opposizione. Mentre nella Lega sono in tanti a voler tornare al Governo.
Gli anti-Salvini guarderebbero in direzione del Pirellone dove sperano che Maroni faccia le sue mosse, esca allo scoperto e prenda apertamente posizione candidandosi quindi a leader della corrente moderata della Lega.

Parisi guarda a Maroni contro Salvini. E per Matteo è rebus alleanze
Intanto Salvini starebbe studiando l'alternativa a Parisi ossia uno schieramento che metta insieme quanti non si riconoscono nel progetto moderato dell'ex candidato sindaco di Milano che sembrerebbe più interessato a strizzare l'occhio in direzione di Area Popolare che verso la Lega.
Salvini spera che l'anima nordista degli azzurri (leggi Giovanni Toti e Paolo Romani) ma anche gli ex An come Gasparri e Matteoli rompano con Parisi e aprano la prospettiva di un altro centrodestra da costruire insieme al Carroccio e a Fratelli d'Italia. 
Prospettiva tuttavia di difficile attuazione dal momento che Toti, Gasparri, Romani, Matteoli e gli azzurri che hanno mal digerito Parisi, sono sì favorevoli ad un centrodestra unito con un rapporto privilegiato con il Carroccio, ma non sarebbero favorevoli ad aderire ad un progetto lepenista.
Quindi le prospettive per Salvini sarebbero in sostanza due: lavorare per ricompattare il centrodestra anche candidandosi alla leadership in contrrapposizione a Parisi e tenendo così unita la Lega; oppure lavorare ad un raggruppamento di destra con Fratelli d'Italia, CasaPound e altre formazioni che ruotano nell'orbita lepenista. Ma in questo caso il rischio principale sarebbe quello di isolare la Lega e perdere pezzi visto che, come detto, la prospettiva del partito esclusivamente "di protesta" potrebbe portare ad una scissione con Maroni e company.  
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