Panico da attentati, Meluzzi: “Oltre i farmaci, serve una strategia razionale contro la paura”

29 luglio 2016 ore 12:44, intelligo
di Luciana Palmacci

Oltre i farmaci, serve una strategia razionale contro la paura”,  purtroppo infatti visti i frequenti attacchi terroristici, e l'ultima aggressione a Napoli da parte di un uomo armato, la paura e il panico dilagano. Cosa è meglio fare per evitarli? A IntelligoNews ne parla lo psichiatra Alessandro Meluzzi.

Un uomo armato, di nazionalità straniera, ha scatenato il panico al Centro Direzionale di Napoli, tanto da far temere un attacco terroristico ed è stato panico. Cosa fare quando abbiamo paura o siamo alle prese con attacchi di panico? 
“In riferimento a questo evento non si tratta di panico bensì di paura. Ciò che distingue il panico dalla paura è che il panico è un sentimento ingiustificato che esplode anche casualmente o per ragioni fisiologiche come la sindrome da attacchi di panico, la paura invece è un sentimento giustificato legato alla reazione d’ansia di un evento pericoloso. Quindi noi oggi non siamo nel panico, ma siamo saggiamente e giustamente nella paura perché sottoposti a una pressione, una minaccia non irreale, ma reale. Dunque, la differenza tra panico e paura è che il panico può non avere una causa, invece la paura ce l’ha sempre”. 

Molte persone oggi evitano i luoghi affollati o i viaggi per esempio, esiste un modo per evitare la paura di un atto di terrorismo? 
“L’attacco terroristico è un’eventualità presente in molti luoghi, allora il vero problema che si pone è come reagire a una paura fondata. Non siamo davanti a un panico irrazionale, bensì davanti a una paura fondata nella storia e nei fatti, quindi il modo migliore per studiare come reagire ad una paura razionale è il passato. Un esempio classico di una reazione di paura è quello studiato dagli psichiatri delle bombe v2 e v1 sulla Londra di Churchill: come reagivano gli inglesi quando rischiavano di essere colpiti da un missile o da una v2 tedesca? Soprattutto con l’autodisciplina, poi con l’autocontrollo e con la tendenza a mantenere comportamenti accorti e prudenti, rispondendo alle misure dettate delle autorità come le sirene di allarme o altri segnali. Ma il modo migliore però è quello di Churchill, cioè dare ai propri concittadini e connazionali la sensazione che si sta facendo qualcosa di concreto, utile, vero e non fittizio per fronteggiare l’origine della paura. Per gli inglesi dunque il modo migliore per sconfiggere la paura era quello di avere la sicurezza o per lo meno la certezza che si stava facendo tutto il possibile per battere il nazismo. Noi oggi siamo in questa situazione? La risposta è no. Il problema è che la nostra paura è destinata a dilagare non tanto perché siamo diventati avidi o perché ci prendono gli attacchi di panico come se stessimo camminando su un viadotto, ma perché non abbiamo neppure la consapevolezza di quando sta accadendo; fin quando non avremo la percezione che c’è una reazione adeguata contro chi produce paura, questa sarà destinata a crescere”. 

Come sarebbe possibile invece, aiutare chi sta subendo un attacco di panico o di paura? Sia a livello fisico che psicologico. 
“In caso di panico ci sono molte cure, bisogna dare antidepressivi serotoninergici e benzodiazepine, chi invece ha paura perché sottoposto ad attacco terroristico non servono farmaci piuttosto serve una strategia accorta: mettersi a terra, cercare di non essere centrati da un proiettile, stare immobili per evitare di calpestarsi e non fare gesti inconsulti. Quello che probabilmente è stato fatto al Bataclan, ma non è stato sufficiente”.
autore / intelligo
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