E' il terzo Papa ad Auschwitz ma è l'unico che non ha parlato - VIDEO

29 luglio 2016 ore 13:52, Micaela Del Monte
Dopo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI anche Papa Francesco ha deciso di visitare il campo di concentramento di Auschwitz. Alle 9.20 il Papa è arrivato nel campo di concentramento di Auschwitz, ad Oswiecim, a circa 70 chilometri da Cracovia. Il Pontefice è entrato da solo, a piedi, nel lager camminando lentamente sotto la nota scritta in ferro "Arbeit macht frei", il lavoro rende liberi, che contrassegna l'ingresso nel campo di concentramento nazista. Francesco, poi raggiunto dal seguito, è salito su un veicolo per giungere alle camerate dove erano detenuti i prigionieri.

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Si è poi seduto su una panchina, di nuovo da solo, ed è rimasto lì a pregare in silenzio per diversi minuti poi, prima di riprendere il percorso a bordo di una piccola vettura aperta, Papa Francesco si è avvicinato ad una forca in ferro dove venivano impiccati i prigionieri e ha baciato uno dei pali. Davanti ad uno dei "blocchi" dove erano uccisi gli internati con le "docce a gas", il Papa ha salutato 11 sopravvissuti. L'ultimo gli ha consegnato una candela con la quale Francesco ha acceso una lampada. Bergoglio ha fatto poi tappa nella cella della fame, la cella del martirio di padre Massimiliano Kolbe, offertosi di morire in cambio di un padre di famiglia accusato di cospirazione. Proprio il santo, nella cella sotterranea dove era stato "murato", aveva inciso, graffiando, una croce su una parete. Davanti a questa croce Francesco si è fermato di nuovo a pregare in silenzio, seduto su una sedia. 

Verso le 10:35 Papa Francesco ha lasciato il campo di Auschwitz uscendo a piedi dall'arco d'ingresso e si sta spostando in quello di Auschwitz II-Birkenau, dove ha incontrato i Giusti delle nazioni (cioè coloro che durante la guerra nascosero ebrei salvandoli dalla morte e dalla deportazione) mentre il rabbino capo della Polonia ha inonato in ebraico il salmo 130, il De profundis. Il Pontefice argentino ha poi firmato il Libro d’Onore sistemato in un piccolo tavolo di un corridoio. “Signore - ha scritto il Papa - abbi pietà del tuo popolo! Signore perdono per tanta crudeltà!”.  

Per tutto il percorso però Papa Francesco ha deciso di non pronunciare discorsi a differenza dei suoi predecessori, il polacco Giovanni Paolo II e il tedesco Benedetto XVI, che durante la visita fecero un intervento. Quello che aveva da dire sull’immane tragedia della Shoah, Francesco lo aveva detto allo Yad Vashem, a Gerusalemme, e nel dialogo con l’amico rabbino Abraham Skorka: “La Shoah è un genocidio come gli altri genocidi del XX secolo, ma ha una particolarità. Non intendo dire che è di primaria importanza mentre gli altri sono di secondaria importanza, ma c’è una particolarità, una costruzione idolatrica contro il popolo ebreo. La razza pura e l’essere superiore sono gli idoli sulla cui base si costituì il nazismo. Non è solo un problema geopolitico, ma esiste anche una questione religiosa e culturale. E ogni ebreo che veniva ucciso era uno schiaffo al Dio vivo in nome degli idoli”. 
 
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