La password della settimana è MARTIRE

29 luglio 2016 ore 14:26, Paolo Pivetti
Martire significa semplicemente testimone. È una parola dell’antica lingua greca, màrtyr, che fu applicata dalla Chiesa a tutti quei cristiani che nei primi secoli, per testimoniare la fede nel Cristo e nella sua Resurrezione, seppero affrontare le persecuzioni e la morte. È un termine nato nel Cristianesimo, la cui estensione, oggi, a terroristi assassini che si fanno esplodere seminando morte d’innocenti è non solo impropria, ma sacrilega.
Dopo Costantino e l’Editto di Milano del 313, cessarono di esserci martiri cristiani nell’Impero di Roma. Ma, passati appena tre secoli, ecco gli Islamici che, venendo dall’Arabia, invasero tutta la sponda meridionale del Mediterraneo, ricchissima di comunità cristiane. Ed ecco riapparie nella nostra storia i martiri: credenti che furono sterminati e spazzati via proprio per la loro testimonianza di fede.

L’occupazione islamica delle terre mediterranee sembrò inarrestabile. Dopo il Nordafrica, la Penisola Iberica sin dal 711. Anche se la battaglia di Poitiers, vinta nel 732 da Carlo Martello a capo delle milizie cristiane dei Franchi, parve arrestarla, solo un secolo dopo, cioè dall’827, toccò alla Sicilia d’esser sottomessa. Poi, infinite altre guerre di conquista e di liberazione tra il mondo mussulmano e quello cristiano, fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 nelle mani di Maometto II. Nel 1571fu la Lega Santa cristiana a vincere la battaglia navale di Lepanto. In fine, l’avanzata dell’Islam sembrò definitivamente bloccata nel 1683 quando Giovanni III Sobieski re di Polonia, sotto le mura di Vienna, guidò gli eserciti cristiani alla vittoria contro gli Ottomani. Quel giorno era l’11 settembre, e sembrò una data definitiva: l’Europa era salva.
Ma appena tre secoli dopo, allo scoccare del 2001, Osama Bin Laden scelse proprio quella data, l’11 settembre, per annunciare al mondo occidentale, cristiano suo malgrado, che la questione islamica si riapriva: che da quel momento ci sarebbe stato spazio per nuove aggressioni. E nuovi martiri.
L’ultimo dei quali è padre Jacques Hamel, sgozzato nella sua chiesa di Saint- Etienne-du Rouvray, nel cuore della Francia, mentre diceva messa. Il suo sangue ha tinto di rosso la bianca tovaglia dell’altare sul quale stava celebrando. Dunque, oggi si sgozzano i preti in chiesa, e non tanto lontano da Roma. È guerra di religione?
Il Papa risponde fermamente di no. 

Per capire l’acume che c’è in questa affermazione, che tenderebbe a lasciarci perplessi, immaginiamo quanto starebbe gongolando e festeggiando Abu Bakr al- Baghdadi se il Papa avesse detto il contrario. No, Bergoglio non c’è cascato. Poi si è lasciato assorbire dalla festa dei giovani di Cracovia ai quali parla di pace e di misericordia... 
Ne frattempo padre Jacques è già santo in cielo. E Francesco certamente lo sa.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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