Rouen, Crepet: “E' la prima europea di assassini e non psicopatici. Prova che l'Isis è indebolito"

29 luglio 2016 ore 15:45, Lucia Bigozzi
“Non ci sono tecniche per non perdere la calma, la domanda è precedente a questo: ma noi siamo calmi? Io ho una mia idea…”. Paolo Crepet, psichiatra, la svela nell’intervista con Intelligonews ragionando sull’attacco nella chiesa di Rouen nel corso della quale propone una lettura alternativa degli ultimi attentati, diversi da quelli che hanno insanguinato le strade di Parigi e Bruxelles… 

A Rouen hanno colpito psicopatici o terroristi? 

"Intanto va detto che di sacerdoti uccisi e chiese profanate ce ne sono tante in giro per il mondo, specie in Africa. Non è una prima assoluta, è una prima europea. Che idea mi sono fatto? Uno che ammazza è un terrorista; gli psicopatici sono un’altra categoria. Che queste persone manifestino dei sintomi in qualche forma di delirio, non lo so, penso che sia un discorso molto marginale; loro sono fondamentalmente degli assassini. Punto. Gli psichiatri possono state tranquilli perché hanno poco da lavorare". 

Rouen, Crepet: “E' la prima europea di assassini e non psicopatici. Prova che l'Isis è indebolito'
A Napoli l’episodio del cittadino stranieri con la pistola in pugno ha destato panico e terrore tra la gente che ha assistito alla scena. Come ci si difende a livello psicologico di fronte a situazioni a rischio?

"Non voglio infierire su nessuno ma mi sembra che qua siamo un po’ debolucci… Io nella mia vita ho assistito a tragedie che rispetto all’episodio di Napoli sono mille volte più grandi perché io ero a Bologna quando è scoppiata la bomba in stazione. Bisogna anche saper valutare le cose, non possiamo essere tutti bambini che non valutano. Una persona adulta deve saper comprendere e ragionare sulle cose. A Napoli succede ben di peggio senza che ci sia di mezzo la religione islamica".

Esiste un codice comportamentale in questi casi?

"Siamo sempre lì: occorre valutare le cose. Se io le dicessi: c’è una scossettina di terremoto che lei avverte lievemente, oppure una scossona di terremoto. Di terremoto sempre si tratta ma se lei nel primo caso urla tutta la notte come una pazza con gli occhi fuori dalle orbite, io penso che non sia il terremoto ad averle guastato la testa ma che ce l’avesse già guasta. Le cose si misurano dagli eventi: se uno dà i numeri rispetto a un nulla… va bene che siamo diventati tutti nevrotici e basta un niente che saltiamo per aria. Ben diverso lo scenario della signora di Rouen che ha visto il sacerdote mentre veniva sgozzato. Non ci sono tecniche per non perdere la calma, la domanda è precedente a questo: ma noi siamo calmi? Io ho una mia idea… "

Quale?

"Che le tecnologie digitali sono un pericolo enorme da questo punto di vista perché esaltano il nulla. Questo è un problema, non possiamo dire adattiamoci a conviverci perché per me non è una risposta sufficiente. Venti anni fa mi occupavo della questione delle imitazioni suicidarie e stilammo un protocollo molto stringente per i quotidiani; oggi è molto difficile intervenire sui social. Faccio un esempio: se io pubblico per giorni e in modo diffuso la faccia del terrorista o di uno che fa il giuramento all’Isis, questo è pericoloso perché ci può essere un Mustafà che magari vive nello stesso quartiere, che ha la stessa età ed è variamente inc….o, e lui può fare qualcosa. Della serie: su 100mila a rischio ne trovi dieci pronti ad agire. Quindi bisogna essere maturi e consapevoli". 

C’è chi sostiene che con Monaco e Rouen gli uomini dell’Isis hanno portato il Medio Oriente in Europa. Qual è la sua valutazione? 

"Calma e gesso, altrimenti diventiamo agitatori di un problema già di per sé complesso. Prima cosa: quello che sta succedendo in questi giorni e non sto pensando a Parigi e Bruxelles, è di natura enormemente diversa da Buxelles e Parigi, perché gli attentati nelle capitali francese e belga erano frutto di un’organizzazione militare; questo invece è un’altra cosa: è sintomo di un terrorismo Isis in grandissime difficoltà. Questa è l’ultima spiaggia per loro perché preferirebbero fare attacchi eclatanti, se loro potessero entrerebbero a San Pietro, non a Rouen. E non possono farlo perché la loro rete si è indebolita è stata infiltrata e in parte debellata dai servizi di intelligence. Rimane scoperto il singolo: nessuna intelligence al mondo può prevedere e prevenire uno che si compra un’ascia e squarta una signora in treno. Tuttavia questo è un “buon segno”, e dobbiamo comprendere con lucidità; non sto dicendo cantiamo vittoria ma siamo a una fase B. Tanto è vero che il grande attentato in stile Parigi e Bruxelles, in occasione degli Europei di calcio non c’è stato e per gli uomini dell’Isis, grazie all’azione dell’Intelligence che ha individuato anche i flussi economici, diventa sempre più difficile reperire materiale e armi per fare attentati". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]