Droga, Cassazione abbassa le pene. La grande domanda: quale differenza tra consumo personale o spaccio?

29 maggio 2014 ore 16:56, Marta Moriconi
Droga, Cassazione abbassa le pene. La grande domanda: quale differenza tra consumo personale o spaccio?
La Cassazione dice sì alla riduzione delle pene per piccolo spaccio che andranno rideterminate al ribasso per spaccio di droghe leggere, inflitte nel periodo in cui era in vigore la legge Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale lo scorso febbraio. "La decisione della Cassazione mette l'Italia al passo con la giurisprudenza di Strasburgo e, insieme alle due sentenze della Consulta, ci mettono più 'in regola' con la Carta di Diritti dell'Uomo", ha dichiarato Giuseppe Maria Berruti, direttore del massimario della Cassazione, sul verdetto che riduce le condanne per spaccio leggero. E così, dopo che le attività illegali come traffico di droga, prostituzione e contrabbando, inserite nel nuovo calcolo dei conti che verrà adottato da tutti i paesi europei, compresa l’Italia dal 2014, la novità in tema di commercio illecito di stupefacenti riguarda l'abbassamento della pena. Gianni Alemanno, membro dell'Ufficio di Presidenza di Fratelli d'Italia, è il primo ad attaccare e a porre un problema: ''La sentenza della Cassazione, che stabilisce di rivedere al ribasso le pene definitive per il piccolo spaccio di droga, è la logica conseguenza dell'errore di riproporre una strada differenziata tra droghe pesanti e leggere, per uso personale a modiche quantità". Dunque, questa decisione "renderà di fatto impossibile tracciare un confine preciso tra consumo personale e spaccio di droga, indebolendo terribilmente le azioni di contenimento nei confronti del diffondersi della tossicodipendenza''. Del verdetto della Cassazione, precisano fonti della stessa Suprema corte, "non si possono avvantaggiare i detenuti condannati in via definitiva per spaccio di droghe pesanti commesso con l'associazione a delinquere". Ma tutti gli altri sì. Importanti i numeri. Cosa succederà dopo l'intervento della Cassazione? "Sono circa diecimila, in base a una prima stima, i detenuti che, potenzialmente, potrebbero beneficiare della decisione delle Sezioni Unite della Cassazione" sulla Fini-Giovanardi, lo afferma il coordinatore dei garanti dei detenuti Franco Corleone. "I detenuti per la violazione dell'art. 73 del Testo unico sulla droga sono circa 23 mila. Da questi bisogna discernere quali sono condannati per spaccio di cannabinoidi, che sono circa il 40%", spiega Corleone. "Auspico che nel giro di un periodo di tempo ragionevole, queste persone possano avere una rideterminazione della pena e dove ce ne sono le condizioni, uscire dal carcere. Questo sara' possibile se i soggetti destinatari saranno individuati rapidamente, un lavoro che va fatto dentro le carceri e che necessita' di collaborazione tra magistrati e amministrazione penitenziaria".
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