SOS culle: arriva il Piano nazionale per la Fertilità

29 maggio 2015, Marta Moriconi
SOS culle: arriva il Piano nazionale per la Fertilità
Nessuno si era chiesto più perchè l'Italia avesse problemi a procreare come una volta, ora il punto è tamponare il problema più in fretta possibile. Se è vero che ci sposiamo troppo tardi o decidiamo di procreare in ritardo rispetto alla media europea, per il nostro Paese il problema è aiutare le coppie infertili se non si può intervenire su altro. 

Il dato drammatico è che hanno problemi il 40% della donne, il 40% dei maschi e per un 20% l'origine è mista. 

E poi un altro dato: dagli anni '80 in poi l’età media del concepimento è aumentata di quasi 10 anni per entrambi i sessi. E se i soldi non ci sono in gioventù per costruirsi un futuro né ci saranno a quanto pare, meglio risolvere la natura. Ecco perché la fotografia del Piano nazionale per la fertilità 'Difendi la tua fertilità prepara una culla nel tuo futuro', frutto del Tavolo consultivo in materia di tutela e conoscenza della fertilità e prevenzione delle cause di infertilità, serve.

Ora la presidente Eleonora Porcu lo ha presentato col ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Si punta alla formazione di insegnanti, medici di famiglia e operatori sanitari, sul rilancio dei consultori, sulla creazione di centri per l'oncofertilità. Insomma si punta a rimuovere e sistemare tutto ciò che rende difficile, se non impossibile, la procreazione. 

Da qui la necessità della Giornata nazionale di informazione e formazione sulla fertilità (o 'Fertility Day') e della Scuola di specializzazione in medicina della fertilità. Ma ci devono essere anche i corsi di formazione sulla fisiologia e la patologia riproduttiva e sono chiamati in causa anche i media.

Ma prima di tutto conta il lavoro di Asl e università: incontri e iniziative devono sensibilizzare donne e uomini su informazioni corrette.  

E il consultorio sarà la prima tappa del percorso sanitario - sottolinea il Piano - dedicato al paziente infertile, in stretto dialogo col successivo livello terapeutico ospedaliero. 

Poi c'è l''oncofertilità, per tutelare la potenzialità riproduttiva nei pazienti oncologici e l'idea di un Centro di oncofertilità all’interno di alcune strutture di Medicina della Fertilità. 

Infine tocca al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) l’istituzione di una Scuola di specializzazione in Medicina della Fertilità.

D'altronde il problema è grave: l'attuale denatalità (1,39 figli per donna nel 2013, colloca il nostro Paese tra gli Stati Ue con i più bassi livelli) mette a rischio il welfare. 

Qualcuno, come alcune agenzie di senso, aveva provato a lanciare l'allarme sugli stili di vita e le abitudini voluttuarie scorrette, ma evidentemente serviva sbattere la testa. 

Anche perché le malattie che mettono a rischio la fertilità sono anche le infezioni genitali, che si contraggono proprio facendo sesso senza testa. 
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