Famiglia, Mancuso (Equality): "La Chiesa in crisi si scatena contro libertà. Da cattolico a Bagnasco chiedo"

29 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Famiglia, Mancuso (Equality): 'La Chiesa in crisi si scatena contro libertà. Da cattolico a Bagnasco chiedo'
 “L’esito del referendum in Irlanda segnala la crisi interna alla Chiesa e le gerarchie anziché fare auto-analisi, si scatenano contro la libertà delle persone”. “La gerarchia ecclesiastica sta di nuovo cancellando l’ottimismo e le aperture proposte dal Concilio Vaticano Secondo”. Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia legge con amarezza le parole del presidente della Cei e nella conversazione con Intelligonews propone la sua controlettura, da cattolico. 

Il presidente della Cei parla della necessità di una “vera e propria guerra in difesa dell’uomo” contro la teoria gender e il mercato degli ovuli. Cosa gli risponde?

«Gli rispondo che dalle parti della Conferenza Episcopale Italiana è evidente che hanno perso la testa perché è chiaro che il referendum sul matrimonio gay in Irlanda – di cui peraltro tutti conoscevano in anticipo l’esito – segnala alla Chiesa una crisi interna a se stessa, dove il popolo di Dio fa altro rispetto alle indicazioni che dà la gerarchia ecclesiastica. E questa gerarchia che sia ammanta di grandi lezioni sulla moralità sessuale dei laici, poi si scopre che al suo interno tanto moralista non è. Gli scandali in Irlanda ma anche le notizie che ogni giorno arrivano dall’Italia con preti che hanno una doppia o tripla vita, dimostra una crisi di interna orientamento valoriale che fa sì che la reazione che dovrebbe essere di comprensione, di auto-analisi rispetto a ciò che stanno facendo, ancora una volta viene scatenata contro la libertà delle persone»

Molto duro il j’accuse di Bagnasco sul mercato degli ovuli e seppure indiretto appare chiaro il riferimento a leggi aperturiste. Qual è la sua valutazione?

«Domando a Bagnasco: in Italia esiste o è possibile un mercato degli ovuli? C’è forse un mercato clandestino? Se sì allora il presidente della Cei vada in Procura e lo denunci, ma non lanci accuse al vento»

C’è chi negli ambienti cattolici ritiene che il ddl Cirinnà possa aprire le porte a questa pratica. Controreplica?

«Due dati semplici: in Italia l’accesso alla cosiddetta surroga, ovvero la donna che mette a disposizione il proprio utero per la gravidanza, è vietato sia per gli eterosessuali che per gli omosessuali, mentre è prevista in alcuni Paesi del mondo. Il secondo dato: nei Paesi dove è normata vi accedono il 95 per cento delle coppie eterosessuali, quindi il tema riguarda anzitutto la coppia etero. Dopodichè, ci sono Paesi in cui questa pratica è gestita in modo molto serio e Paesi del terzo mondo dove invece ci sono situazioni aberranti. Io sono pronto a firmare qualsiasi appello anche del Vaticano, affinchè si faccia un regolamento mondiale su questa pratica e per evitare che vi siano donne sfruttate dai mariti, compagni o dallo Stato e costrette a fare la maternità surrogata. Invece, nei Paesi dove la pratica è regolata dalla legge le cose vengono fatte in modo molto serio; basta che Bagnasco se le vada a leggere. Il tema è che essendoci il divieto in Italia qualcuno va all’estero, ma questo accadeva anche con la legge 40 voluta da Ruini e altri o come quando le donne andavano ad abortire all’estero. Il divieto di per sé non cancella l’aspirazione alla libertà, alla maternità. E da cattolico voglio fare un esempio…».

Quale?

«Da cattolico, io sono fortemente dubbioso sulla pratica della surroga, nel senso che io vorrei davvero discutere su quanta libertà hanno le donne anche nei Paesi occidentali. Ma nel momento in cui i bambini esistono, questi bambini anche in Italia non possono essere bambini di serie B e questo è un concetto molto cristiano perché il diritto preminente è quello del bambino»

Bagnasco punta l’indice sulla biopolitica che interviene nella vita umana ed è la diretta conseguenza dell’indebolimento della famiglia, vedi la teoria gender. Cosa risponde? 

«La famiglia cui fa riferimento Bagnasco è quella del 1800 dove nella maggiorparte dei casi si era obbligati a sposarsi e le donne erano considerati soggetti minoritari, senza alcun diritto nel contesto di una famiglia patriarcale che non era la famiglia dell’amore ma la famiglia della costrizione. Le democrazie occidentali hanno cambiato questo tipo di famiglia, per cui oggi fortunatamente c’è la parità tra i due generi e opporsi al fatto che occorre educare su questo anche i bambini a scuola, significa tornare a quando la chiesa comandava sulle coscienze. La teoria gender non esiste».

In che senso?

«E’ una storpiatura voluta dalla gerarchia cattolica degli studi di genere che sono un’altra cosa e affermano che uomini e donne hanno pari diritti e sono naturalmente differenti nel genere e che nella società è necessario abbattere i ruoli di genere. Ad esempio, le donne non possono essere consegnate per l’eternità al ruolo di casalinga; serve una parità rispetto alla cura familiare che sia anche maschile; così come è cambiata la percezione della paternità. A Bagnasco segnalo che fino agli anni ’40 e ’50 i padri non si prendevano cura dei figli, mentre oggi fortunatamente c’è il congedo parentale. La gerarchia ecclesiastica sta di nuovo cancellando l’ottimismo e le aperture che erano state proposte dal Concilio Vaticano Secondo. Si vuole tornare al pessimismo rispetto alla società, travisando l’egoismo dell’individualismo con il fatto che, invece, la famiglia omosessuale, la ricerca di rapporti stabili d’amore, sono l’esatto contrario dell’egoismo. Di fronte all’invettiva di Bagnasco non posso non osservare una cosa…».

Prego.

«Pensavo che con Bergoglio questa nenia finalmente finisse e invece mi pare vi sia un’evidente contraddizione tra il buonismo del Papa e la ferocia dei cardinali. Si mettano d’accordo tra di loro, e lo dico da cattolico e con grande sofferenza perché tornare indietro significherebbe provocare sempre di più l’allontanamento del popolo di Dio non dalla fede ma da una Chiesa che viene vista come matrigna»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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