La notte porta (il Presidente del) Consiglio. Dal governo di Bersani al governo di Napolitano

29 marzo 2013 ore 20:24, Fabio Torriero
La notte porta (il Presidente del) Consiglio. Dal governo di Bersani al governo di Napolitano
ORE 20,00.
Dall’uovo di Pasqua è uscita la sorpresa del Quirinale: una notte per riflettere e varare il governo del Presidente. Un governo istituzionale (guidato da una figura di alto profilo), ponte tra il governo tecnico e quello politico. Un dato è certo: i giochi di Bersani sono finiti e con lui lo schema asso-pigliatutto. I giorni più lunghi della Repubblica si avviano, quindi, al termine. GIORGIO NAPOLITANO. Eccependo il suo schema (i “numeri” in Parlamento sufficienti per formare un governo stabile) a quello di Bersani, basato sul metodo trinario o del doppio registro (Palazzo Chigi per un moderato al Quirinale e un simil-moderato a guida della Convenzione per le Riforme), ha dunque vinto e domani ufficializzerà la sua decisione. Una decisione sofferta, complessa, al termine di una giornata, ricca di colpi di scena, che può essere riassunta per parole-chiave. Una serie di “parole finte”, con relative declinazioni virtuali, studiate soltanto per l’esterno, che hanno caratterizzato l’ennesimo, stavolta rapido, giro di consultazioni: governo politico, governo tecnico, governo istituzionale, governo metafisico, grande coalizione, larghe intese, governissimo, governo del Presidente. Ossia, il succo e il termometro delle vicinanze e distanze tra i diretti interessati, attori protagonisti e comprimari. VEDIAMO PRIMA LA VIRTUALITA'.  Il Movimento 5 Stelle ha parlato di governo politico (ostinatamente guidato da loro, garanzia di qualità con i loro punti programmatici); Grillo ha spaziato in modo siderale (governo metafisico, incompatibile con tutti); il Pdl, per bocca di Berlusconi, ha spinto per una grande coalizione (Pdl-Pd-Scelta Civica-Autonomisti-Lega), frutto di un governo politico, un esecutivo aperto pure allo stesso Bersani “scongelato”, lo sconfitto del preincarico (reo di aver insistito troppo con l’apertura ai grillini); Maroni ha ribadito il no a qualsiasi governo tecnico (ossia istituzionale secondo Napolitano), i montiani, anche loro, si sono soffermati sulla necessità di un governo politico. Vendola ha detto no al governissimo col Pdl; Letta (uscendo dal Quirinale) e non Bersani (un cambio di rotta plastico), si è affidato al Presidente (tradotto: governo del Presidente, fuori Bersani), spostando la bussola su termini istituzionali (ha brillato nel suo intervento l’assenza degli otto punti di Bersani, sostituiti, all’abbisogna, da punti istituzionali: fine del bicameralismo perfetto, senato delle Autonomie, rafforzamento dei poteri del premier e sistema elettorale). Più chiaro di così. Messaggi a 360 gradi, come detto, rivolti a Napolitano, grande vecchio e burattinaio della strategia tecnica (riuscita con Monti), che domani sarà riconvertita in strategia istituzionale. PASSIAMO POI ALLA REALTA'. La parola-chiave vera, invece, è stata e sarà “salvare la faccia”. Sì perché, da oggi in poi, da destra a sinistra, sarà tutto uno stress per comunicare ai propri elettori di riferimento il senso dei giochi di Palazzo, usando altre parole-chiave: patriottismo, responsabilità, bene comune, interessi generali, paura della crisi economica, sindrome-Grecia, sindrome-Cipro. Un continuo alibi in un clima da perenne campagna marketing (considerando scontato l’appuntamento elettorale alle porte). In soldoni, il governo del presidente sarà di scopo e a termine: intrecciare le riforme con obiettivi minimi, dai costi della politica ai provvedimenti economici. E poi, il ritorno alle urne per garantire un quadro politico più stabile. Logico che, alla luce di tale schema, tutte le forze politiche sfrutteranno i pochi mesi di questo governo unicamente come vetrina per il voto. Tenteranno di trasformare, nonostante i desiderata di Napolitano, in esecutivo propagandistico e soltanto in pochi penseranno a governare veramente. BERSANI. A questo punto, dovrà salvare la faccia dopo il suo oggettivo fallimento. Dovrà vedersela con il suo partito e col suo schieramento: come riuscirà ora a far ingoiare alla base una guerra ideologica e pregiudiziale contro Berlusconi (prima e dopo il 24 febbraio) e, nello stesso tempo, adesso far ingoiare un consenso a una maggioranza istituzionale di cui comunque anche il Pdl farà parte o darà il suo appoggio? Meglio che ceda il passo ad un altro (e Renzi è pronto). E Sel che farà? La Lega dovrà salvare la faccia rispetto alla strategia nordista, Scelta Civica, nata per creare un altro polo moderato, pure. Napolitano, invece, chiamato a fare il lavoro sporco, ha salvato la faccia. E lo dimostrerà domani. Con Saccomanni, Amato, Rodotà?
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