Le parole della settimana: Province, città metropolitane, Ucraina

29 marzo 2014 ore 9:00, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: Province, città metropolitane, Ucraina
Infuria in Parlamento la battaglia delle province. A proposito, province o provincie? E già che ci siamo, ciliegie o ciliege? E qui allarghiamo il panorama dall’attualità politica all’ortografia.
Già, perché il dubbio su come si scriva il plurale di nomi e aggettivi terminanti al singolare in -cia e -gia, come provin-cia, cilie-gia, pan-cia, pronun-cia, bisac-cia, vali-gia, gri-gia, or-gia eccetera, è un dubbio che ci tormenta da sempre. Insomma, quella benedetta i che nel singolare serve per addolcire il suono di c e g e renderlo come si suol dire palatale davanti alla a, rimane o scompare nel plurale, che termina in e? Dal punto di vista fonetico la i non è più necessaria, per cui molti decidono di farsi giustizia da sé eliminandola. Altri invece le sono affezionati. Per evitare l’anarchia dell’iniziativa personale, i grammatici hanno inventato una regola a posteriori; più che una regola, diciamo la legalizzazione di una consuetudine. Eccola: quando il finale -cia o -gia del singolare è preceduto da una consonante, nel plurale la i va abolita: dunque provin-cia fa provin-ce così come or-gia fa or-ge; invece quando è preceduto da una vocale, nel plurale la i va conservata. Per capirci: cami-cia fa cami-cie; cilie-gia fa cilie-gie. Questo non ha impedito che il romanzo postumo di Oriana Fallaci, toscana, portasse il tiolo “Un cappello pieno di ciliege”, senza la i. La questione, come si vede, rimane aperta. Un po’ come l’abolizione delle province... Il tramonto delle province coincide con l’alba delle città metropolitane che secondo i progetti sarebbero dieci: Milano, Torino, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Espressione infelicemente pleonastica, questa di città metropolitane, dove il concetto di città è ripetuto ben due volte. Abbiamo infatti città dal latino civitas sommato a metropolitana dal greco metròpolis, composto da mèter, madre e pòlis, ancora città. E qui veniamo a scoprire che metropoli nel suo significato originario, cioè nella lingua greca, vuol dire città madre. Bellissimo. A proposito di ortografia, anzi, in questo caso di pronuncia, per stare a un tema di attualità giornalistica, si dice Ucràina o Ucraìna? Vediamo: Ucràina, con accento sulla à, è la pronuncia russa, e così il nome è arrivato a noi ai tempi dell’Unione Sovietica. Però Ucraìna, con accento sulla ì è la pronuncia locale. E allora, a noi decidere se rispettare l’identità locale o la storia passata, se avere più riguardo per Kiev o per Mosca. Coi tempi che corrono, da quelle parti spostare un accento è come spostare un confine. Chi ha detto che le parole sono solo parole?
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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