A Torino il pic-nic del latte: protesta in piazza della Coldiretti

29 marzo 2016 ore 8:30, Andrea Barcariol
Non tutti hanno trascorso il giorno di Pasquetta a festeggiare in casa o con la tradizionale gita fuoriporta. Gli allevatori si sono dati appuntamento a Torino, in piazza Palazzo di Città (davanti al municipio), per protestare e richiamare l’attenzione sulla crisi del settore lattiero caseario. Una sorta di picnic del latte in città con tanto di tomino piemontese e yogurt in regalo ai passanti per fare conoscere le qualità del latte nostrano. Un’eccellenza spesso sconosciuta, visto che, ed è una delle ragioni della protesta, con l’attuale normativa non è obbligatorio indicare la provenienza del latte sulle etichette di formaggi e latticini. Il consumatore può quindi comprare prodotti italiani senza sapere che, in realtà, sono fatti con latte prodotto all’estero (che spesso costa ancora meno di quello made in Italy). Secondo la Coldiretti, oltre alla tutela del prodotto c’è poi la necessità di difendere i posti di lavoro: 8 mila sarebbero a rischio in base alle stime del sindacato degli agricoltori. “Senza campagna muoiono anche le città”, “agricoltura vuol dire cibo, ambiente e salute”, “Un prezzo etico e giusto per il latte”, Salviamo la fattoria Italia dalle speculazioni”, sono alcuni degli slogan della mobilitazione. Nella piazza è allestito il mercato degli agricoltori di campagna amica che hanno lasciato le proprie aziende per portare i prodotti della terra direttamente ai consumatori. Il frutteto italiano - riferisce la Coldiretti - che si è ridotto di un terzo (-33%) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante di mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti, che rischiano di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.

A Torino il pic-nic del latte: protesta in piazza della Coldiretti
La situazione non è migliore per le fattorie da dove sono scomparsi 2 milioni di animali tra mucche, maiali e pecore negli ultimi dieci anni con il pericolo di estinzione per le razze storiche e lo spopolamento delle aree interne e montane, ma a rischio c’è anche il primato dell’enogastronomia Made in Italy con la dipendenza dall’estero che per carne, salumi, latte formaggi che è vicina al 40%. Minacciate di estinzione ben 130 razze allevate tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale della precedente programmazione. Ma in pericolo - continua la Coldiretti - sono anche pezzi pregiati dell’enogastronomia nazionale che puo’ contare sul primato mondiale con 49 formaggi a denominazione di origine protetta (Dop) riconosciuti dall’Unione Europea addirittura davanti alla Francia che ne possiede solo 45.
Sotto accusa, in particolare, la normativa comunitaria che consente di spacciare come Made in Italy prodotti importati dall’estero per la mancanza di norme chiare e trasparenti sull’etichettatura di origine. La mancanza di trasparenza in etichetta sulla reale origine colpisce salumi e formaggi ma anche il latte a lunga conservazione. "Il risultato è che vengono spacciati come italiani prodotti di origine straniera con gli inganni del finto Made in Italy che riguarda due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle. Una concorrenza sleale che fa abbassare i prezzi riconosciuti ad agricoltori ed allevatori italiani al di sotto dei costi di produzione e provoca la chiusura di aziende e stalle" - spiegano gli esperti della Coldiretti. Non è un caso che secondo la consultazione pubblica on line del Ministero che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015 l’89% dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero caseari e l’87% per le carni trasformate.
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