Infarto killer dei giovani: perché aumentano i casi e come capire i sintomi

29 marzo 2016 ore 13:37, Andrea De Angelis
A volte quando si parla di infarto lo si collega, nell'immaginario collettivo, a un dramma che colpisce soprattutto uomini anziani, in là con l'età. Purtroppo quello che sta diventando sempre più una sorta di stereotipo non solo è ormai smentito da tempo, ma vede nelle statistiche un crollo dell'età media delle persone che ne sono colpite. 

Insomma, guai a sottovalutare i sintomi anche se si è giovani. L'infarto, lo dicono i numeri, non colpisce solo gli adulti. Scende infatti da 64 a 60 anni l'età media delle persone colpite da infarto. Il dato, che segna un calo pari a circa otto punti percentuali, emerge da uno studio condotto dalla Cleveland Clinic e presentato all'American College of Cardiology. Esaminando i casi di circa 3.900 pazienti vittime della forma più grave di infarto tra il 1995 e il 2014, i ricercatori hanno inoltre rilevato la sempre maggiore incidenza di quelli che sono considerati i maggiori fattori di rischio: ipertensione, obesità e diabete. Proprio da questi tre punti si deve partire per prevenire l'infarto. Se l'ipertensione si può cercare di limitare e lo stesso vale, almeno in parte per il diabete, contro l'obesità si possono invece attuare vere e proprie politiche che riguardano la sfera pubblica (educare fin da piccoli a una sana alimentazione), ma soprattutto privata. Insomma, dipende anche da noi. 
Infarto killer dei giovani: perché aumentano i casi e come capire i sintomi
I numeri dicono che la prevalenza dell'obesità tra i fattori di rischio è aumentata dal 31% al 40%. Anche il tasso di diabete è risultato più alto, dal 24 al 31%, mentre l'ipertensione è passata dal 55% al 77%. Dallo studio emerge anche una drammatica realtà. Nei venti anni presi in esame, infatti, da un punto di vista delle terapie sono stati fatti grandi passi in avanti, mentre per quanto attiene alla prevenzione c'è ancora molto, moltissimo da fare. Il punto è sempre lo stesso: un corretto stile di vita. 

Giovani e non sono dunque chiamati a monitorare la propria quotidianità. Ridurre l'apporto di grassi, evitare pasti "pesanti" alla sera, camminare molto riducendo le occasioni di sedentarietà (non prendere l'ascensore o le scale mobili è un piccolo, ma prezioso esercizio), fare sport. Ovviamente il fumo ha come noto la sua influenza, così come l'abuso di alcool. Inoltre è fondamentale anche saper riconoscere i sintomi di un infarto, come ricordano sempre gli autori del suddetto studio. Vi consigliamo questo link (Ospedale Cardarelli) per imparare a conoscerli meglio. 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]