Eurostat, l'Italia "di Dante" non fa la spesa in istruzione e cultura: addio storia

29 marzo 2016 ore 10:53, Luca Lippi
L’istruzione doveva essere il vanto del nostro Paese, ne avevamo il primato e studiavamo su testi scritti in lingua originale, un popolo di letterati e di filosofi, eccellenze nell’arte e nella poesia, finché non è arrivato il report dell’Eurostat.
L'Italia è all'ultimo posto in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata all'istruzione (7,9% nel 2014 a fronte del 10,2% medio Ue) e al penultimo posto per quella destinata alla cultura (1,4% a fronte del 2,1% medio Ue). Nel report si specifica che la posizione è valutata sugli investimenti da parte del Governo italiano nel settore dell’istruzione.

Eurostat, l'Italia 'di Dante' non fa la spesa in istruzione e cultura: addio storia
La percentuale di spesa per istruzione è scesa di 0,1 punti rispetto al 2013. Se si guarda alla percentuale sul Pil, rileva l'Eurostat, la spesa italiana per l'educazione è al 4,1% a fronte del 4,9% medio Ue, penultima dopo la Romania (3%) insieme a Spagna, Bulgaria e Slovacchia.  
Nell'istruzione la spesa è in linea con la media nell'istruzione primaria, lievemente più bassa per quella secondaria mentre è molto inferiore per l'istruzione terziaria ovvero universitaria e post universitaria e nella ricerca. 
La spesa in percentuale sul pil nell'istruzione terziaria è allo 0,8% in media Ue e allo 0,3% in Italia mentre se si guarda alla percentuale sulla spesa pubblica l'Ue si attesta in media sull'1,6% e l'Italia sullo 0,7%. 
Nella spesa per l'istruzione terziaria il nostro paese è fanalino di coda in Ue, lontanissimo dai livelli tedeschi (0,9% sul pil e 2% sulla spesa pubblica).
La spesa pubblica nel 2014 in Italia è stata pari al 51,3% del pil (48,2% la media Ue), in crescita, ma al di sotto di quella francese (57,5%), belga e di diversi paesi del nord Europa. 
Stiamo vivendo un processo di imbarbarimento? Probabilmente no, tuttavia la certezza è che l’insufficienza delle risorse destinate all’istruzione ma anche la carenza di investimenti nelle generazioni future soprattutto nelle università rischia di danneggiare irrimediabilmente la futura classe dirigente e che dovrebbero rappresentare l’élite del paese. Più grave degli scarsi investimenti sull’istruzione è la totale assenza di progettualità e di una visione ad ampio raggio per il futuro del paese che rischia sempre di più, in un mercato del lavoro ormai diventato globale, di penalizzare i nostri giovani. 

autore / Luca Lippi
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