Canone Rai: con l'autocertificazione si evita, ma c’è una “trappola-fiscale”?

29 marzo 2016 ore 12:11, Luca Lippi
Cominciano le trappole per gli italiani che si troveranno inevitabilmente a scontrarsi con la burocrazia, i buchi legislativi, le precisazioni, le modifiche in corso d’opera, il dovere riprodurre documentazioni perché le vecchie procedure non sono più valide…insomma, bisogna impiegare metà della giornata solo per capire se quello che era buono ieri è buono ancora oggi. E così spese per raccomandate che si moltiplicano, errori dai quali non si riesce più a uscire fuori, varie ed eventuali.
Proviamo ad aiutarvi almeno per quanto possibile cominciando dalle ultime novità sull’argomento Canone Rai che sta diventando un soap opera anche di bassa qualità.
Chi omette, anche per un solo anno, di inviare all’Agenzia delle Entrate l’autocertificazione per non pagare il Canone Rai non avrà seconde possibilità: la dimenticanza costerà cara e non potrà più proporre opposizione al fisco. 

Canone Rai: con l'autocertificazione si evita, ma c’è una “trappola-fiscale”?

Questa è la “trappola fiscale” (involontaria per carità) che si nasconde dietro il meccanismo di riscossione dell’abbonamento Tv così come disegnato, a quattro mani, dal Governo e dall’Agenzia delle Entrate. Sembra (?) proprio un tranello che presenta, peraltro, profili di incostituzionalità per violazione del diritto alla difesa giudiziale. 
Come funziona: in base alla riforma sul canone Rai, la legge presume che tutti gli intestatari di un contratto della luce ad uso residenziale siano anche detentori di un televisore; a tali soggetti è addebitata in automatico l’imposta sulla tv attraverso la bolletta energetica, senza che ne facciano richiesta. 
Tuttavia, è una presunzione che ammette la prova contraria (in termini tecnici si chiama “presunzione relativa”): in particolare, inviando l’autocertificazione conforme al modello stabilito dall’Agenzia delle Entrate, il contribuente può dichiarare di non possedere alcun apparecchio televisivo e, quindi, evitare il balzello.   
La trappola qual è?  La legge dice che l’autocertificazione è il solo e unico modo per superare la presunzione di detenzione della Tv. Questo significa che, in caso di mancato invio della dichiarazione, non c’è altra possibilità di dimostrare il contrario, ad esempio impugnando davanti al giudice un eventuale accertamento fiscale.  In buona sostanza il contrario di quanto invece avviene con qualsiasi altro atto impositivo del fisco, che invece consente sempre la tutela giudiziaria. 
Con il canone Rai, il ricorso al giudice è del tutto precluso!   

Esempio: un soggetto non possiede l’apparecchio televisivo, invia l’autocertificazione annuale all’Agenzia Entrate, la comunicazione ha validità per solo 365 giorni, pertanto, deve essere rinnovata annualmente, tra il 1° luglio e il 31 gennaio. 
Se il soggetto dimentica di rinnovare l’autocertificazione di non possesso dell’apparecchio (quindi non pagando la quota del Canone) riceverà un accertamento dell’Agenzia delle Entrate con cui gli verrà richiesto il versamento del canone. Il soggetto di cui sopra è sicuro del fatto che, impugnando l’accertamento in Commissione Tributaria, così come la nostra Costituzione gli consente, potrà sempre dimostrare il proprio diritto a non pagare e, quindi, di non detenere alcuna televisione. E invece questo non è più possibile quando si parla di canone Rai: il ricorso gli verrà rigettato. Questo perché ha fatto ormai scadere i termini per l’invio della certificazione e la “presunzione relativa” di possesso della Tv (quella cioè che gli consentiva la prova contraria) si è, invece, trasformata in una “presunzione assoluta” (che, cioè, non consente la prova contraria).   
Insomma, così come scritta, la riforma sul canone Rai non consente alcuna tutela davanti al giudice per vincere la “presunzione di detenzione della Tv” qualora il contribuente faccia scadere il termine per l’invio dell’autocertificazione (1° luglio/31 gennaio di ogni anno).   
A questo punto, ignorare questo meccanismo (peraltro possibile da parte di chi non si occupa professionalmente di certe dinamiche) fa pensare a un sistema per far cassa sulle spalle dell’ignoranza di numerose persone o sulla possibilità (specie per i contribuenti più anziani) di dimenticare la scadenza annuale.

Il problema non è tanto il nocumento che si viene a creare con la dimenticanza del rinnovo dell’autocertificazione, ma la più grave questione che mette in serio pericolo il principio costituzionale che consente sempre la difesa giudiziale.
La lotta ai “furbetti” è condivisibile a soprattutto doverosa, tuttavia non può andare a discapito dei diritti sacrosanti degli italiani, come quello del ricorso al giudice. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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