L'anoressia si può "spegnere" col magnete. Chiave della cura è nel cervello, addio farmaci?

29 marzo 2016 ore 13:33, Lucia Bigozzi
Funziona comune un interruttore della luce che in questo caso spegne. La “luce” è l’anoressia. E’ l’obiettivo della ricerca condotta e non ancora conclusa dai ricercatori inglesi del Kings College di Londra. La cosa che a questo punto del percorso la scienza ha accertato è che l’anoressia “nasce” nel cervello e non dal metabolismo come in passato si pensava. E la metodologia “british” in questo campo potrebbe risultare davvero “rivoluzionaria” perché consiste nell’applicazione di magneti all’interno della corteccia prefrontale dorso-laterale del cervello, in pratica la zona dove avrebbe origine la malattia. Si tratta della zona del cervello dove viene regolata la percezione della sazietà quando una persona si alimenta. Nel caso degli anoressici, questa percezione risulta distorta, non avvertita correttamente e questo comporta che la persona nonostante continui vistosamente a dimagrire si vede sempre esageratamente grassa e dunque rifiuta il cibo. L’introduzione dei magneti nella zona specifica del cervello, consente di regolare l’attività elettrica, proprio come nel caso di un interruttore della luce che si accende o si spegne. Nel caso in questione, i magneti spengono l’anoressia. 

L'anoressia si può 'spegnere' col magnete. Chiave della cura è nel cervello, addio farmaci?
I test condotti finora, consentono agli studiosi di ritenere che questo tipo di trattamento produce effetti benefici sul paziente. I numeri dell’anoressia sono ancora considerevoli e sono le donne quelle più esposte alla patologia anche se recentemente c’è stato un incremento dei casi maschili. Una patologia che nei casi più gravi e complessi può portare anche alla morte: si stima che una persona su cinque malate di anoressia, muore per gli effetti estremi della malnutrizione alla quale convintamente si costringe. Se ne esce, nella maggior parte dei casi, riacquistano piena coscienza di sé e del proprio corpo, riprendendo a nutrirsi in maniera corretta. Ma il percorso è lungo e non è poi così automatico, anche perché in gioco entrano fattori psicologici, legati anche alla fase della vita della persona entrata nel “tunnel” dell’anoressia. Non a caso, è fondamentale la figura di specialisti quali psichiatri o psicoanalisti. Se la ricerca inglese arriverà a compimento, il ricorso ai magneti potrebbero avere un’applicazione diretta ed efficace nella lotta a una delle tante malattie del nostro tempo. Ma saranno ulteriori studi e approfondimenti a dire se la “terapia” è vincente. 
autore / Lucia Bigozzi
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