Terrorismo, Souad Sbai: "Chi guida i terroristi in Occidente? L'Intelligence unica nuovo carrozzone"

29 marzo 2016 ore 13:52, Lucia Bigozzi
“Il rischio è creare un altro carrozzone che poi dovremmo pagare noi. I Servizi di ogni Stato devono lavorare in sinergia, affidandosi anche all’esperienza e alla professionalità della nostra Intelligence”. Non ha dubbi Souad Sbai (Lega), giornalista e presidente dell’Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia che nella conversazione con Intelligonews parla delle “falle” in Belgio e le contrappone al modello di sicurezza contro il terrorismo islamico, messo in piedi in Marocco. 

L’aereo dirottato in Egitto: se un uomo da solo può farlo per “motivi personali”, cosa può fare un commando di terroristi? Dove sta la sicurezza? E’ reale o no il pericolo del nucleare dietro la strategia dei terroristi dell’Isis?

«I terroristi sono persone addestrate e dunque dopo la fase di addestramento agiscono come dei robot. Bisogna capire chi li guida veramente. Io oggi mi domando chi in Occidente e come è stato possibile chiudere totalmente gli occhi su questo fenomeno dall’11 settembre in poi. A questo punto non escludo nulla perché sono persone che si fanno saltare in aria, senza scrupoli, con un odio verso l’umano, verso chiunque gli sta davanti»

Terrorismo, Souad Sbai: 'Chi guida i terroristi in Occidente? L'Intelligence unica nuovo carrozzone'
C’è una falla nell’Intelligence belga? Come legge la vicenda del freelance fermato dalla polizia?

«Hanno fatto bene a prenderlo se c’è anche un minimo sentore di collegamenti con il terrorismo. Meglio fermare un sospettato, arrestarlo temporaneamente in attesa di capire chi è e cosa fa, chi frequenta, come vive, piuttosto che lasciarlo libero in giro. Per quanto riguarda il Belgio, beh... lì è tutta una falla»

In che senso? 

«Il Belgio ha lasciato per anni una situazione aperta, irrisolta, che definivano multiculturale ma non lo era. Sicuramente ci sono molti musulmani per bene che lavorano e stanno lontani dal terrorismo ma ci sono anche tante persone che di lavoro hanno fatto questo. E in Belgio questo avviene da anni. Tante cose della strage di Bruxelles non sono ancora chiare e ho la sensazione che non ci abbiamo ancora detto tutto»

Secondo lei esiste una strategia per delegittimare o depotenziare l’Intelligence dei singoli Stati per creare un ente sovranazionale della sicurezza?

«Io porto l’esempio del Marocco che conosco e seguo con il mio giornale: il Marocco oggi ha creato una sorta di Fbi specializzata solo sul terrorismo integralista e ogni giorno stanno facendo arresti ma lavorano insieme all’Intelligence marocchina con cui vengono scambiate informazioni e dati. Dico questo per ribadire l’importanza del lavoro comune tra Servizi dei singoli Stati, perché ci vuole anche chi conosca la lingua dei terroristi, il loro mondo, come si muovono tra di loro, oltre ai nuovi metodi di comunicazione legati anche alle nuove tecnologie. Contro il terrorismo non serve, né basta, parlare una sola lingua e da questo punto di vista penso che una struttura unica di sicurezza non sarebbe la risposta giusta. Noi in Marocco, ad esempio, ma parlo di noi comuni mortali anche nel nostro giornale, siamo in grado in pochi minuti di capire se la persona che abbiamo davanti è un integralista salafita o che livello di integralismo manifesta; sappiamo riconoscere come pensa e come si muove; ecco questo aspetto per me è fondamentale nella lotta al terrorismo».

Dunque organismo unico europeo della sicurezza o no? 

«Già in Italia abbiamo quattro strutture, figuriamoci in Europa. Secondo me il rischio è di creare un altro carrozzone che dovremmo pagare noi. Eppoi i Servizi dei singoli Paesi devono affidarsi e confrontarsi anche con la nostra Intelligence, una delle migliori a livello europeo e non solo. Bisogna creare una rete di collegamento tra Intelligence che operi in sinergia, ma i nostri uomini della sicurezza vanno valorizzati; non è possibile che in busta paga abbiano un aumento di soli 4 euro»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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