Istat, l'Italia a due facce: fiducia dei consumatori su, ma giù quella delle imprese

29 marzo 2016 ore 16:26, Lucia Bigozzi
Su e giù. Su la fiducia dei consumatori, giù quella delle imprese. Italia a due facce nel mese di marzo, secondo la “fotografia” scattata dall’Istat nella consueta rilevazione. Se l’indice di ottimismo degli italiani nel tornare a fare acquisti e quindi spendere, aumenta da 114,5 a 115, quella degli imprenditori che generano la ripresa e dunque posti di lavoro scende da 103,2 a 100,1. Per carità, parliamo di percentuali e numeri che mostrano uno scarso margine di manovra da un mese all’altro, eppure a marzo è andata così e sarebbe anche interessante capirne le ragioni perché quello che sembra a leggere la rilevazione Istat è uno scollamento tra consumatori e produttori di consumi. 
Guardando più a fondo il rapporto Istat, emerge che vanno meglio e quindi fanno registrare un miglioramento i commenti degli italiani sulle aspettative relativa alla situazione economica del Paese (a -34 da -37 ). I giudizi sui prezzi nell’anno che si è chiuso e le attese per i prossimi dodici mesi scendono passando da -26 a -36 e da -20 a -30. Restano invece invariati rispetto a febbraio i giudizi del campione per quello che riguarda le attese di disoccupazione. 

Istat, l'Italia a due facce: fiducia dei consumatori su, ma giù quella delle imprese
L’unico segno positivo nel mondo delle imprese, riguarda un leggero ottimismo nel settore della manifattura (migliorano i giudizi sugli ordinativi), ma va in controtendenza il comparto dei servizi (da 106,5 a 103,2), quello delle costruzioni (da 119,3 a 118,4, con un peggioramento della percezione degli ordini) e per quanto riguarda il commercio al dettaglio (da 106,8 a 104,9). Nei servizi calano i giudizi e le attese sugli ordini (a -1 da 7 e a 2 da 7, i rispettivi saldi), migliorano invece le attese sull'andamento dell'economia italiana (a 7 da 5). Nel commercio al dettaglio peggiora il saldo dei giudizi sulle vendite correnti (a 5 da 13), aumenta quello relativo alle attese sulle vendite future (a 28 da 19). I dati Istat prova a leggerli Confcommercio secondo cui emerge un approccio positivo sia da parte degli italiani-consumatori che da parte degli italiani-imprenditori e tuttavia resta la preoccupazione per una lenta, troppo lenta, ripresa. I commercianti aderenti a Confcommercio non a caso parlano di “elemento di grave debolezza”. Codacons (associazione dei consumatori) accoglie positivamente l’incremento dell’indice di fiducia della gente e chiede misure ad hoc per rilanciare i consumi, ma non è così per Federconsumatori e Adusbef , convinti che i dati sulla fiducia siano “sovrastimati” e “fuori luogo” a fronte della situazione “estremamente grave in cui versa il potere di acquisto delle famiglie”. Al punto che le due associazioni dei consumatori sollecitano il governo a varare subito un “Piano straordinario per il Lavoro”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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