Tu chiamale se vuoi dimissioni. Il dilemma dei sottosegretari forzisti

29 novembre 2013 ore 12:07, Lucia Bigozzi
Tu chiamale se vuoi dimissioni. Il dilemma dei sottosegretari forzisti
Tra i nodi non ancora al pettine della legge di stabilità e il dopo-decadenza di Berlusconi, c’è un nuovo rebus per Letta. Che fare coi sottosegretari forzisti? Rebus che vale pure per loro e si traduce nell’amletico: “E adesso che faccio? Mi dimetto o non mi dimetto? Domande senza risposta. Solo schermaglie, ma le poltrone restano tutte occupate. O quasi.
SOTTOSEGRETARI SOTTO SFRATTO. Un viceministro e cinque sottosegretari “ballerini”. Jole Santelli (Lavoro) e Rocco Girlanda (Infrastrutture) entrambi berlusconiani prima e dopo la scissione. Girlanda è uomo “storicamente” vicino a Denis Verdini, il grande architetto dei numeri (elettorali) e delle accelerazioni berlusconiane, regista della ri-nata Forza Italia e falco a prescindere. Santelli è una forzista della prima ora, devota (politicamente) al Cav., già sottosegretario alla Giustizia durante il governo della maggioranza quasi-bulgara del 2001. Oggi annuncia: “Le mie dimissioni da ieri le ho messe nelle mani del presidente Berlusconi e del mio partito”. Suspense. Il terzetto berlusconiano si chiude con il viceministro degli Esteri Bruno Archi, ex consigliere diplomatico del Cav.-premier. C’è poi il sottosegretario alla Pubblica Amministrazione Gianfranco Miccichè che con Berlusconi ha da sempre un rapporto di amore-odio: lo testimoniano i grandi addii e i frenetici ritorni. In Parlamento è arrivato alla testa di Grande Sud ma alleatissimo del Pdl di Berlusconi. E adesso? Darà retta al richiamo di falchi forzisti che ‘suggeriscono’ ai colleghi governativi di lasciare la poltrona, o saranno più inclini alla … ragion di Stato? Poco fa Miccichè ha sciolto l’arcano: “Le mie dimissioni sono già firmate”. Si attende il recapito a Palazzo Chigi. La “squadra” si completa con il sottosegretario agli Affari Regionali Walter Ferrazza: neofita della politica romana (sindaco di Bocenago, Val
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Rendena in quel di Trento) ma folgorato sulla strada delle elezioni politiche dal Mir di Samorì. Infine il “tecnico” di area Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia: per lui il discorso potrebbe non valere come nel caso dei colleghi più o meno militanti. Senza tessera in tasca non ci sono vincoli o obblighi di partito. Secondo gli spifferi di Intelligonews, Letta sarebbe orientato a confermarlo al suo posto. Per gli altri invece, si limita a dire – in perfetto Dc-style – che di rimpasto non si parla e che si aspetta atti conseguenti alla decisione del Cav. di passare all’opposizione. Conseguenza logica, tatticismo felpato ma ‘sfratto’ sottinteso. Del resto lo stesso Cavaliere non ha usato toni perentori: non lo ha fatto nemmeno nel giorno più brutto della decadenza. Un non detto che scatena altri detti (e pensati): vuoi vedere che per il momento Forza Italia non forza, rinviando l’assalto a Palazzo (d’inverno) Chigi più in là? Magari in scia con le europee? Congettura che rimbalza tra i divanetti rosso-porpora del Transatlantico. Ore di riflessione, dilemmi e patemi d’animo. Certo è che nel puzzle dei sottosegretari c’entra pure quello degli assetti della nuova maggioranza che avrà sì, le intese più strette, ma da ieri può vantare maggiore compattezza (e consapevolezza) sugli obiettivi da raggiungere. NUOVI ASSETTI. Se Alfano è ministro e vicepremier e al Nuovo Centrodestra porta in dote altri quattro ministri diversamente berlusconiani (Lorenzin, Quagliariello, Lupi e Di Girolamo) è chiaro che non possa spendere altre fiches. Ma a giocarsi la partita dei posti di sottogoverno potrebbe essere Scelta Civica che dopo la scissione di Mario Mauro e il divorzio da Pierferdinando Casini, di fatto non ha una rappresentanza governativa di peso. Mauro non è considerato dai montiani un “loro” ministro e Moavero è emanazione diretta di Monti. E visto che i numeri sono quelli che sono al Senato, è proprio lì che Sc farà pesare di più il suo ruolo non solo di cerniera sui dossier delle riforme ma da ieri anche di pungolo all’esecutivo sulle cose da fare e sugli uomini da mettere in campo per farle. GRUPPI NEWS. Partita nella partita che si delineerà più chiaramente dalla prossima settimana. Riguarda i due partiti scissi: Forza Italia e Scelta Civica. Un problema non da poco e non solo di … scranni in Parlamento. Quando ci si separa c’è da dividere i soldi: e qui il dilemma si fa fitto. In tempi di vacche magre, con la scure del taglio dei finanziamenti ai partiti, c’è poco da scialare. Altro rebus, tutto in casa di Sc: chi tra i casinian-mauriani (più forti al Senato) e i montiani (più forti alla Camera) avrà maggiore voce in capitolo a Palazzo Chigi? Nel valzer degli equilibri e delle strette intese, irrompe il rock di Roberto Formigoni (Ncd): “Forza Italia è passata all’opposizione, ma i sottosegretari di Forza Italia restano al governo. Cugini, chi sono i poltronisti?”. Tutto in un tweet.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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