Forza Italia e Ncd, l'ora delle spine, dei veleni e dei timori

29 novembre 2013 ore 18:10, intelligo
berlusconi_alfano-300x185Chiuso il capitolo della decadenza, ora per Forza Italia e Nuovo Centrodestra inizia la stagione della concorrenza feroce e della sfida all'interno dello stesso perimetro, senza esclusione di colpi e senza più illusioni sulla "scissione di velluto", sulla "separazione gentile" o addirittura strategicamente pianificata. Per entrambi i partiti non mancano preoccupazioni e timori per le rispettive debolezze e per rebus interni di non facile risoluzione. Angelino Alfano manifesta soddisfazione per lo stop all'apertura formale di una crisi da parte di Giorgio Napolitano, uno stop che in teoria allontana la prospettiva di un vero e proprio rimpasto. Ma dentro il suo nuovo partito c'è chi teme che il "nuovo patto" da stipulare con Enrico Letta, sia pure concentrato solo sul piano programmatico, possa trasformarsi in un boomerang e che il passaggio alle Camere possa definire la nascita di quello che in molti, Fi in primis, avranno gioco facile a definire un nuovo centrosinistra più che un nuovo centrodestra. Un danno in termini di immagine e identità che gli alfaniani dovranno fare di tutto per respingere, pur sapendo che non sarà facile tenere a freno gli affondi di Renzi che sui contenuti programmatici ora pretende di dire la sua e far pesare le sue idee. Senza contare che ora il governo non può più contare sull'alibi dell'opposizione interna dei falchi berlusconiani. Il "vorrei ma non posso", insomma, non regge più. Ncd, inoltre, si prepara anche a fare i conti con il pressing di Scelta Civica che pretende una rappresentanza nel governo e respinge il tentativo di liquidare le sue istanze con l'offerta di qualche sottosegretario (quelli che si libereranno con l' uscita dei forzisti dai posti di sottogoverno).
Le preoccupazioni sull'altro fronte, quello di Forza Italia, non riguardano invece tanto l'identità quanto la forma-partito da darsi e l'organigramma da ridisegnare. I dirigenti storici si muovono con discrezione visto che devono fare i conti con il comprensibile dolore umano del fondatore di fronte al voto sulla decadenza. In molti, però, concordano sulla necessità di invitare Berlusconi a fare presto, uscire dallo stand-by e riempire quel vuoto di potere che, simmetricamente, favorisce la crescita degli alfaniani sul territorio.
Un reclutamento che procede tra alti e bassi ma che inizia a far sorgere preoccupazioni tra i forzisti. A Piazza San Lorenzo in Lucina si attende una risposta alla proposta di riorganizzazione che Denis Verdini ha sottoposto a Silvio Berlusconi. L'idea di fondo è quella di costruire un comitato ristretto di cinque dirigenti che si relazioni direttamente con il leader e promuovere organismi territoriali collegiali, più o meno sulla stessa falsariga di quello nazionale, che non limitino le responsabilità di gestione al solo coordinatore regionale. Bisogna, però, capire quali sono davvero le intenzioni del Cavaliere che appare tentato da una rifondazione e da un rinnovamento profondo che punti molto sui Club e sulle new entries provenienti anche dalle sue aziende.
autore / intelligo
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