"Il certo e l'incerto" di un 45enne nel nuovo libro di Clara Spada

29 novembre 2014, Micaela Del Monte
'Il certo e l'incerto' di un 45enne nel nuovo libro di Clara Spada
Stefano è un manager affermato, ama sua moglie e il suo lavoro, gode di un ottimo status symbol, soprattutto, a 45 anni, si sente padrone di sé. Ma non ha previsto un incontro che lo porterà a riesaminare sé stesso fin nel profondo più nascosto del suo io, dal periodo dell’infanzia al momento in cui, durante una riunione di lavoro, si trova ad affrontare, impreparato, una inattesa battaglia. In ventiquattro ore. Si muove così, tra "Il certo e l'incerto", il nuovo romanzo di Clara Spada. Il suo primo e-book che nel giro di pochi mesi ha conquistato lettori e critica, così IntelligoNews ha voluto intervistarla per farci raccontare meglio com'è nato e cosa rappresenta questo libro. 

Il suo romanzo parla di un viaggio della memoria attraverso ricordi ed emozioni, ma soprattutto di quanto un avvenimento apparentemente "piccolo" possa sconvolgere l'esistenza umana e le sue poche certezze, ma qual è il messaggio che vuole dare al lettore? 

« Il viaggio della memoria è consequenziale: senza quell'incontro non ci sarebbe stato. Stefano, il protagonista, è un uomo sicuro di sé. A 45 anni e con la sua educazione ha raggiunto un equilibrio perfetto e non ha dubbi. Però la vita riserva sorprese impreviste e imprevedibili che ognuno di noi affronta -bene o male- grazie al suo bagaglio interiore. Molto importante è sapersi sempre rapportare con il prossimo. Non tutti ci riescono, Stefano sì. Può essere un esempio per gli altri».

Quanto c'è della vita reale in questo e-book? Tutti possono riconoscersi nei personaggi de "Il certo e l'incerto"?

«Qualcuno mi ha chiesto se è una storia vera. Non lo è. Però potrebbe esserlo. Il primo "seme" del libro risale al giugno del 1992, e non so perché ho sentito il desiderio di "entrare" nella mente e nei sentimenti di un uomo. Una lunga gestazione, come altri miei libri. Devo immedesimarmi nel personaggio, nel suo ambiente, nella sua epoca, finché non mi sento pronta per scriverne. Stefano è attuale, e come tale può essere un nostro amico. Tutti tendiamo a riconoscerci in un personaggio -di un libro, di un film eccetera-anche se riconosco che qui si è di fronte a una situazione difficile da superare. Stefano ha tutto, posizione sociale, lavoro soddisfacente, moglie che ama e che non ha mai  tradito. Non immagina neppure la possibilità di accadimenti fuori dai suoi parametri. Non ha fatto i conti con l'incerto. Eppure, se ci pensiamo bene, tutti noi abbiamo vissuto almeno un "incerto"».
 
Questo è un libro che si legge tutto d'un fiato, è così che lei l'ha scritto? A chi propone di leggerlo?

«Una volta elaborato nel mio cervello, il libro si scrive velocemente, è l'ultima cosa da fare. Questo è il mio stile, forse residuo di quando scrivevo per i giornali. Non so a chi lo proporrei, ma chi sa come scrivo lo ha letto subito. Anche se ogni mio libro è di argomento diverso dagli altri».

Ha un aneddoto da raccontarci riguardo questa sua nuova opera?

«Ieri ho terminato di leggere "Il Certo..." per telefono, su richiesta di una signora non vedente, che lo ha gradito molto. È la prima volta che rileggo un mio libro».
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