Istat, fiducia consumatori e imprese giù: effetto incertezza

29 novembre 2016 ore 14:12, Luca Lippi
Ancora una volta un quadro piuttosto contrastante nella rilevazione della Fiducia di consumatori e imprese effettuata da Istat relativamente al mese di novembre.
In sostanza siamo alla terza rilevazione consecutiva negativa della fiducia dei consumatori, e finalmente (non perché sia un dato positivo) anche la fiducia delle imprese flette allineandosi al trend.
Il dato generale della fiducia dei consumatori rimane sostanzialmente stabile attestandosi a quota 107,9 (108 a ottobre), nel dettaglio, invece, emergono divergenze più marcate. Riguardo invece la fiducia delle imprese scende lievemente, da 101,7 a 101,4, con cali per tutti i settori tranne il commercio.
Il dettaglio Istat
Tra le componenti del clima di fiducia dei consumatori, il clima economico si mantiene sostanzialmente stabile (da 127,3 a 127,2), mentre la componente futura registra una diminuzione riportandosi sul livello medio del periodo luglio-agosto (da 114,3 a 113,7).
Dopo i cali registrati negli ultimi tre mesi, in novembre sia il clima personale sia quello corrente migliorano: la componente personale aumenta da 100,5 a 101,3 e quella corrente passa da 102,8 a 103,7.
Mentre i giudizi dei consumatori riguardo la situazione economica del Paese scendono lievemente (il saldo passa da -52 a -53), così come le aspettative il cui saldo si attesta sul valore più basso registrato da marzo 2014 (il saldo passa da -19 a -20).
Infine, diminuiscono le aspettative sulla disoccupazione: il saldo raggiunge il valore più basso dallo scorso giugno (da 31 a 28).
Nel frattempo l'indice composito del clima di fiducia delle imprese scende lievemente, da 101,7 a 101,4. 
Il peggioramento è diffuso in tutti i comparti tranne nel commercio: nella manifattura l'indice passa da 102,9 a 102, nei servizi di mercato da 106,6 a 105,2, nelle costruzioni da 125,8 a 124,2, nel commercio al dettaglio l'indice sale da 101,6 a 106,5.
Per quanto riguarda le componenti del clima di fiducia, nel comparto manifatturiero peggiorano i giudizi sugli ordini (il saldo passa da -11 a -14) mentre aumentano le attese sulla produzione (da 9 a 10). Il saldo dei giudizi sulle scorte rimane stabile. Nel settore delle costruzioni, migliorano i giudizi sugli ordini (da -27 a -25), mentre si segnala un diffuso peggioramento delle aspettative sull'occupazione (da -7 a -11 il saldo).
Nei servizi, si deteriorano i giudizi sul livello degli ordini (da 8 a 6 il saldo) e le attese sull'andamento generale dell'economia (da 5 a 3). Il saldo delle attese sugli ordini rimane stabile a quota 5. Nel commercio al dettaglio migliorano sia i giudizi sulle vendite correnti (il saldo passa da -1 a 7) sia le attese sulle vendite future (da 23 a 29). Il saldo dei giudizi sulle scorte di magazzino diminuisce da 10 a 9.

Istat, fiducia consumatori e imprese giù: effetto incertezza

La parola chiave è incertezza, quella stessa che nei mercati determina la volatilità.
Sono comunque numeri talmente piccoli che in concreto non determinano nessuna tendenza, unico dato interessante l’allineamento della fiducia delle imprese.
Il fatto che non ci sia movimento sostanziale ricalca anche la stasi che da mesi si vive politicamente in attesa del referendum costituzionale che, sempre nella realtà, non determina alcuna sostanziale variazione. 
Al momento siamo solo in campagna elettorale le promesse e le minacce non sono altro che passerelle senza alcuna sostanza sulle politiche economiche del paese.
È solo un’inquietudine di fondo cui potremmo dire addio da lunedì prossimo quando si ricomincerà a gestire l’ordinaria amministrazione scendendo dai palchi e ricominciando a tessere la via per un rilancio concreto dei consumi.
Un primo commento a caldo sul dato di stamattina è quello di Carlo Rienzi presidente del Codacons che dichiara: “La mancata crescita della fiducia dei consumatori non è affatto un buon segnale, perché riflette il clima di incertezza sul futuro da parte degli italiani, incertezza che avrà inevitabili conseguenze sui consumi nel breve termine. 
I numeri dell’Istat ricalcano in pieno i monitoraggi  del Codacons sulle spese delle famiglie durante il prossimo periodo natalizio, fortemente condizionate dalla mancanza di ottimismo e di aspettative sul futuro. Non a caso proprio la componente futura è quella che, secondo l’Istat, appare in peggioramento rispetto al periodo precedente. E’ evidente come siano a serio rischio i consumi futuri delle famiglie, e come sia necessario adottare provvedimenti tesi ad incentivare gli acquisti e aiutare il commercio, consentendo “Black Friday” speciali nei negozi ogni venerdì da qui a Natale”


autore / Luca Lippi
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