Financial Times shock: le 8 banche a rischio fallimento col No

29 novembre 2016 ore 16:09, Luca Lippi
Allarme del Financial Times sul ‘No’ al referendum, la conseguenza sarebbe il fallimento di non meno di 8 banche italiane.
Cercheremo di capire perché si dovrebbe subire un fallimento finanziario per una questione costituzione e comunque esclusivamente politica e soprattutto quali dovrebbero essere queste banche così sull’orlo del baratro.
La premessa obbligatoria è che tutto, troppo e da troppi giorni ruota intorno al referendum. Già l’Economist si era schierato nei giorni scorsi, questa volta per il No, evidentemente mancava per par condicio uno schieramento altrettanto autorevole per il fronte del Sì; in ogni caso, perché l’autorevole testata spinge per il si usando toni così allarmistici? 
Perché dovrebbero fallire delle banche col No?
Ce lo spiega il FT, e noi ci limitiamo a leggere il suo ragionamento:  “In caso di vittoria del no e conseguenti dimissioni di Renzi, i banchieri temono la protratta incertezza durante la creazione di un governo tecnico”.
Secondo noi il Ft confonde i mercati con i Banchieri, uno è la Finaza e l’altro è uno degli attori. In ogni caso il Ft dice che l’incertezza creerebbe una mancanza di chiarezza nella scelta del nuovo Ministro delle Finanze (?). E quindi, stando al Financial Times, la situazione economico-finanziaria potrebbe precipitare. 
Con conseguenze disastrose anche sul panorama internazionale: “Un fallimento di massa delle banche italiane diffonderebbe il panico nel sistema bancario di tutta l’eurozona”.
L’invettiva del FT non finisce, e prosegue: “Il problema principale nel post referendum sarà l’impatto del voto sul settore bancario e le implicazioni che avrà sulla stabilità finanziaria. In caso di vittoria del no, l’aumento di capitale delle banche italiane, che sarà annunciato subito dopo il referendum, potrebbe diventare ancora più difficile di quanto già non sia adesso”.
Il Financial Times, in sostanza, suggerisce agli italiani delle informazioni che gli italiani stessi non conoscono, e cioè: 
1) Il Governo vuole salvare le banche e i banchieri con i soldi pubblici;
2) Se vince il no questo salvataggio sarà più difficile.

Financial Times shock: le 8 banche a rischio fallimento col No

Quali sarebbero le banche sull’orlo di una crisi dopo il No?
Secondo il Ft le otto banche a elevato rischio di fallimento sarebbero 8 e sono nell’ordine riportato: Mps, Popolare Vicenza, Veneto Banca, Carige, Banca Etruria, CariChieti, Banca Marche e Cariferrara.
A voler essere onesti, e neanche farsi prendere per fessi, che questi 8 istituti navigano da tempo in brutte acque, è noto da tempo come è noto che trasversalmente tutte le forze politiche vogliono risolvere il problema cercando di proteggere i risparmiatori e coinvolgere gli speculatori nel salvataggio dei risparmiatori, sembra una mossa di buon senso che non nasconde trucchi né che vinca il No né che vinca il Sì.
Nonostante questo, il Ft mena fendenti e terrorizza i pochi che non si sono accorti di quanto accade da anni nel quotidiano vivere del nostri Paese: “Renzi ha promosso una soluzione di mercato per risolvere i problemi da 4.000 miliardi di euro del sistema bancario italiano”. 
Non è dato sapere di quale soluzioni si parli, noi italiani non ne sappiamo niente, ma se così fosse perché dovrebbe ‘evaporare’ col No al referendum? 
Il nostro presidente del Consiglio Matteo Renzi ha assicurato tutti gli italiani che votare no significa solo lasciare le cose come stanno.
Non finisce ancora, il quotidiano inglese si è lasciato andare, diciamo che ha esagerato; l'incertezza potrebbe persino travolgere Unicredit, prima banca italiana per asset, in procinto di varare un rilevante aumento di capitale da 13 miliardi di euro.
Inutile ogni commento, siamo certi che l’intrusione dall’estero su questioni interne non è ben accettato neanche dall’Esecutivo che non corre alcun rischio di cadere indipendentemente dal risultato del referendum.

autore / Luca Lippi
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