La scelta di Alessandro Benetton, una strategia anti esuberi

29 novembre 2016 ore 16:05, Luca Lippi
Dietro le dimissioni di Alessandro Benetton dal consiglio di amministrazione di Benetton Group sembra celarsi uno scontro tra pezzi della famiglia, altri pensano che possa trattarsi di un dissidio tra i Benetton e i manager che da anni hanno assunto un ruolo sempre più importante all’interno del gruppo. Nessuno però sa la verità. 
Sta di fatto che la famiglia è sempre stata piuttosto riservata e neanche ‘i vicini’ sanno bene cosa stia succedendo, ovviamente parliamo di questione che esulano le questioni finanziarie e aziendali.
In concreto è certo che l’azienda si trova da anni in una difficile situazione economica, questioni di mercato non di mala gestione, e si sa, quando ci sono problemi di natura economica inevitabilmente emergono anche problemi nei rapporti, caratteristica tipica delle aziende familiari.
Il fatto:
Dal giornale la Tribuna del 27 novembre si è venuto a sapere che l’erede di famiglia aveva presentato le dimissioni, ma in concreto, pare che queste fossero già state consegnate nella riunione del Cda dell’ottobre scorso.
Uno strappo violento, che sottace più di qualche dissenso in famiglia prima ancora che in azienda, ma siamo sempre nel campo delle supposizioni.
La famiglia Benetton è a una svolta, se i prossimi giorni confermeranno quello che si dice in queste ore, per la prima volta Luciano Benetton, il patriarca, l’imprenditore a cui si deve la fondazione del gruppo Benetton, è ufficialmente in contrasto con il resto della famiglia e in particolare con il fratello Gilberto, l’uomo della finanza, la persona che attraverso la holding Edizione controlla tutte le attività della famiglia veneta, dalla moda di Benetton alle Autostrade, dagli Autogrill agli Aeroporti di Roma.

La scelta di Alessandro Benetton, una strategia anti esuberi

Il momento è veramente delicato, ci si trova nel bel mezzo di un passaggio di consegne dalla generazione fondatrice dell’impero a quella dei loro figli.
La famiglia Benetton
Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo. I quattro fondarono la loro azienda negli anni Cinquanta, partendo dalla provincia di Treviso, e riuscirono nel tempo a farla diventare una delle più famose e di successo del Paese. A ogni fratello corrisponde un ramo della famiglia, e in tutto gli eredi sono più di una trentina di persone. 
Luciano ha quattro figli, ma ha sempre scelto Alessandro, 52 anni, come punto di riferimento per la continuità. Alessandro è il più grande dei figli di Luciano, considerato quello con il profilo più internazionale: anche se, come gli altri, ha mantenuto radici nella provincia di Treviso (Alessandro e sua moglie, l’ex campionessa di sci Deborah Compagnoni, vivono con i loro tre figli in una casa vicino a Ponzano Veneto). Alessandro Benetton ha studiato negli Stati Uniti, ha lavorato a Goldman Sachs e tra il 1988 e il 1998 è stato presidente di Benetton Formula, nel periodo in cui la squadra di Formula Uno sponsorizzata dalla famiglia ha ottenuto le sue più grandi vittorie.
Nel 2012 Alessandro è stato scelto per ricoprire uno degli incarichi più importanti della famiglia, succedendo al padre Luciano nel ruolo di presidente del Benetton Group. Il gruppo si trovava in difficoltà fin dall’inizio degli anni Duemila e Alessandro arrivò alla guida in un momento delicato, quando la gestione della società stava passando dalle mani della prima generazione a quelle di un nuovo gruppo di manager.
Alessandro rimase in carica come presidente di Benetton per poco meno di due anni, per poi essere sostituito da Gianni Mion, il manager che ha assistito la famiglia nel lungo passaggio a una gestione delle società sempre più “professionale”, e che è considerato molto vicino a Gilberto. 
Nonostante questi avvicendamenti, Benetton Group ha continuato a soffrire. Il 2015 si è chiuso con un fatturato in lieve calo (1,5 miliardi di euro) e perdite per quasi 50 milioni di euro.
Alessandro è rimasto consigliere d’amministrazione, la carica che ha da poco abbandonato, ma nonostante i suoi ruoli in Benetton si è sempre considerato piuttosto lontano dall’azienda di famiglia, e raramente ha parlato delle sue vicissitudini con i giornalisti.
In concreto, Alessandro è più un finanziere che in capitano d’industria, non ha mai nascosto di soffrire poco le dinamiche imprenditoriali.
Gilberto Benetton da anni reclama una progressiva managerializzazione delle società controllate, relegando la famiglia al solo ruolo di azionista. Ma in concreto tutto questo non è mai avvenuto e anche Mion ha gettato la spugna lasciando il gruppo diversi mesi fa.
In sostanza si staglia uno scontro fra gestione manageriale e gestione familiare di una azienda, l’una è totalmente avulsa dall’altra. 
Nulla è più diverso di una azienda come nota nella letteratura della scienza economica, e un’azienda familiare!
A questo punto Luciano, il fondatore di Benetton, secondo indiscrezioni di ambienti vicini alla società e alla famiglia, pare rimanere totalmente e unicamente legato alla figura manageriale di Alessandro, di fatto tagliando fuori completamente qualsiasi altro elemento della famiglia (in questo si celerebbe realmente la notizia se si potessero avere conferme ufficiali).
Tanto è vero che Luciano sarebbe intenzionato a sostituire Alessandro (che si è detto determinato a lasciare) con un manager proveniente dal mondo della moda. Alessandro rimane ovviamente, soprattutto perché gode anche di particolari diritti azionari nella sua holding di ramo.
Ed è qui che emerge la differenza che corre fra un’azienda, e un’azienda di famiglia, nella mossa di Luciano Benetton c’è tutta l’essenza di questa differenza.
Da seguire con particolare attenzione questo stravolgimento di carriere e di equilibri interni, perché contestualmente anche la Edizione di Gilberto sta cambiando pelle: dopo un rapporto durato alcuni decenni, Mion ha lasciato anche Edizione, la cassaforte di famiglia, dove tra poche settimane arriveranno Marco Patuano, come amministratore delegato, e Fabio Cerchiai come presidente.
La Benetton del futuro
Benetton Group è una società simbolicamente molto importante, ma “secondaria” negli interessi imprenditoriali della famiglia. 
Atlantia, la società che si occupa di gestire le concessioni autostradali, genera da sola circa 800 milioni di euro di utile all’anno, più della metà dell’intero fatturato del gruppo Benetton. Secondo i giornali però da tempo la famiglia non è soddisfatta del suo andamento ed è in cerca di un partner industriale con il quale allearsi per rilanciarla.
Alessandro è chiaramente legato al progetto di 21 Investimenti, un fondo di investimento che esiste dal 1992 e che oggi vale diversi miliardi di euro, ma in concreto non condivide la strategia degli esuberi che è una caratteristica 'manageriale' e non familiare, per questo reclamava il timore di Edizione più che di ogni altro ramo del Guppo, e forse Luciano non è affatto in disaccordo col figlio. 
Degli altri fratelli di Alessandro non c’è traccia (nota) e pare che Luciano da tempo li tenga ai margini. Gilberto continua a fare il cassiere in servizio permanente effettivo e si affida esclusivamente a manager esterni alla famiglia.
In conclusione
Forse, e sottolineiamo ‘forse’, Alessandro avrebbe voluto la conduzione della cassaforte di famiglia del Gruppo, la Edizione, ma in concreto, finchè non si consumerà definitivamente il passaggio dalla prima generazione alla seconda sarà complicato capire con certezza quello che sta succedendo.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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