Scenari referendum: Si o No, le ipotesi dimissioni di Renzi

29 novembre 2016 ore 14:20, Americo Mascarucci
E' iniziato il conto alla rovescia per l'appuntamento referendario del 4 dicembre.
Domenica prossima si voterà e gli elettori chiamati alle urne decideranno se approvare o rottamare la riforma della Costituzione voluta dal Governo Renzi.
Molti si stanno chiedendo cosa potrà accadere dal 5 dicembre in poi, in base ai diversi esiti referendari.
Proviamo quindi a delineare i possibili scenari.
Se vincerà il sì, secondo i commentatori più accreditati, si andrà ad elezioni anticipate nella primavera del 2017 perché a quel punto sarà proprio il Premier Renzi ad avere tutto l'interesse ad accelerare il ritorno alle urne con il vento in poppa.
Prima però sarà necessario attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale sull'Italicum prevista a febbraio, e varare la legge elettorale per il Senato. 
Il ritorno alle urne con un anno d'anticipo ad un Renzi vittorioso al referendum converrebbe per due motivi: per frenare da un lato l'avanzata del Movimento 5Stelle indebolito dalla sconfitta referendaria e dai problemi del Movimento soprattutto a Roma, e dall'altro impedire al centrodestra di organizzarsi.
In più, con il superamento del bicameralismo perfetto, Renzi vincendo le elezioni avrebbe finalmente le mani libere per governare con il solo voto di una Camera fortemente egemonizzata, grazie all'Italicum, dal Pd e velocizzando così il percorso dei provvedimenti che più gli stanno a cuore senza più il ricorso sistematico ai voti di fiducia.

Scenari referendum: Si o No, le ipotesi dimissioni di Renzi
Più complesso lo scenario in caso di vittoria del No.
A quel punto Renzi potrebbe salire al Quirinale e rassegnare le dimissioni anche come gesto di responsabilità davanti al Paese.
Il Capo dello Stato potrebbe respingerle rinviando il Governo alle Camere dove a quel punto diventerà fondamentale capire le mosse della minoranza Dem.
A questo punto potrebbe farsi strada l'ipotesi di un governo di transizione incaricato di varare la riforma dell'Italicum ricercando la più ampia maggioranza parlamentare.
Le elezioni politiche però non arriveranno prima del 2018, visto che difficilmente per la primavera del 2017 la nuova legge elettorale potrà andare in porto vista la permanenza del bicameralismo perfetto.
Ma chi potrebbe guidare il dopo Renzi in caso di vittoria del No? 
Il ministro Pier Carlo Padoan sembrerebbe il nome più gettonato, ma anche Dario Franceschini avrebbe buone chance, se non altro perché l'attuale titolare dei Beni Culturali, potrebbe essere il Premier più adatto per aprire un nuovo dialogo con Berlusconi e il centrodestra per una legge elettorale in grado di mettere "fuori gioco" Grillo e il Movimento 5Stelle.
Obiettivo del resto caro tanto al Pd che a Berlusconi. 
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