Pil Usa +3,2% terzo trimestre: era già effetto Trump

29 novembre 2016 ore 16:55, Luca Lippi
Come riportato da Ansa il Pil degli Stati Uniti è cresciuto nel terzo trimestre dell'anno del 3,2%, in base alla seconda lettura e così rivisto al rialzo dal +2,9% della prima lettura.
Vediamo il dettaglio del dato macroeconomico, e ne analizziamo l'influenza sui mercati (obbligazionario e azionario) e sul Dollaro.
Il dato è migliore delle stime degli analisti che avevano previsto un rialzo del 3%.
Si tratta della crescita più forte dell'economia americana negli ultimi due anni, dopo alcuni mesi di ripresa fiacca, col Pil sotto l'1,5% nei tre trimestri precedenti.
 A spingere il Pil sono stati soprattutto i consumi, motore dell'economia a stelle e strisce, con un tasso di crescita del 2,8% rispetto al 2,1% stimato in precedenza, mentre restano ancora deboli gli investimenti aziendali. Secondo gli economisti, a questo punto è molto probabile che la Federal Reserve decida per una stretta sui tassi nella sua prossima riunione di dicembre.
E intanto vola ai massimi da luglio 2007 la fiducia dei consumatori americani. A novembre l'indice è salito a 107,1 punti da 100,8 di ottobre, secondo quanto comunica il il Conference Board.
Ora si aspetta l’apertura di Wall Street per vedere gli effetti del dato, ma generalmente il dato non dovrebbe influire.
Spieghiamo perchè
Il prodotto interno lordo rappresenta il valore complessivo della produzione di beni e servizi del paese. Viene elaborato sulla base di dati raccolti dal sistema di contabilità nazionale e da fonti private. 
Le componenti principali del prodotto interno lordo sono i consumi, gli investimenti, le esportazioni nette e la spesa pubblica. Per i mercati finanziari ha importanza “media”, perché difficilmente si discosta dalle attese degli analisti, che hanno già avuto modo di valutare l’andamento delle altre principali variabili marcoeconomiche. 
E’ un dato trimestrale e difficilmente si discosta dalle attese degli analisti, che hanno già avuto modo di valutare l’andamento delle principali variabili marcoeconomiche grazie ai tanti indici e rapporti pubblicati ogni mese e ogni settimana. 
Per questo ha un’importanza media; e alta solo in casi particolari, quando il dato complessivo o qualche altra “voce” importante segnala movimenti inattesi. Ma anche le revisioni possono riservare sorprese.

Pil Usa +3,2% terzo trimestre: era già effetto Trump

Per chi investe in obbligazioni 
i fattori importanti sono sempre l’inflazione e i tassi di interesse di mercato. L’inflazione riduce il rendimento “reale” dei titoli, e l’aumento dei tassi di mercato può spingere gli investitori a chiedere un premio maggiore per l’acquisto di obbligazioni, o semplicemente a venderle a favore di investimenti più remunerativi. Tutto questo ne abbassa il prezzo. Così, se il Rapporto sul Pil fa intravedere la possibilità di spinte inflative e di un intervento della banca centrale che alza i tassi di interesse, allora i prezzi delle obbligazioni potranno scendere.
Per chi investe in azioni
In prima battuta, se l’economia cresce il mercato azionario fa altrettanto. Questo perché la crescita dell’economia vuol dire maggiore occupazione, maggiori consumi e maggiori profitti. Ma anche per le azioni, secondo vie più complesse che per le obbligazioni, la crescita dell’inflazione e dei tassi di interesse può avere effetti negativi. Quindi: attenzione alla crescita superiore alle attese, e al contesto economico in cui accade.
Influenza sulla quotazione del Dollaro
Per crescere, spesso, le imprese hanno bisogno di prestiti. Più sale la domanda di prestiti e più salgono i tassi di interesse. Senza contare che quando si presenta il pericolo di surriscaldamento dell’economia, allora è possibile che un’ulteriore spinta alla crescita dei tassi venga dalla banca centrale che decide di alzare il tasso di riferimento nel tentativo di rallentare il tutto. Comunque sia, un’economi sana e in crescita attira anche i capitali esteri, e per questa via può spingere al rialzo la quotazione del dollaro. Attenzione alle importazioni che, se crescono troppo, possono raffreddare la moneta nazionale.

autore / Luca Lippi
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