Più morti che nati: il Meridione rischia lo "tsunami demografico"

29 ottobre 2014 ore 10:35, Andrea De Angelis
La questione meridionale rimane irrisolta. Ancora una volta. Adesso, però, l'emergenza è demografica e dunque va oltre ogni ideologia. Riguarda tutti, indistintamente. Per questo l'allarme scuote le coscienze di tutta la popolazione, in primis le nuove generazioni. I numeri relativi al 2013 parlano chiaro: nel Sud i morti hanno superato i nati. Un fenomeno così grave si era verificato soltanto nel 1867 e nel 1918, rispettivamente alla fine della terza Guerra d'Indipendenza e della prima Guerra Mondiale.  

Più morti che nati: il Meridione rischia lo 'tsunami demografico'

Sempre nel 2013 il Meridione ha fatto registrare un record negativo: i nati hanno toccato il loro minimo storico, fermandosi a quota 177.000. Il valore più basso mai registrato dal 1861, anno dell'Unità d'Italia. Questi i dati emersi dal rapporto Svimez presentato ieri a Roma, nel quale si prevede uno scenario apocalittico per le regioni meridionali della penisola: "Saranno interessate nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere oltre 4 milioni di abitanti nei prossimi decenni, arrivando così a pesare solo per il 27% sul totale nazionale, registrando un calo di oltre 7 punti". Soltanto nel 2013, 116.000 persone hanno lasciato le regioni meridionali per andare altrove in cerca di lavoro. Se il numero degli emigrati dovesse continuare a crescere potrebbe anch'esso, come quello dei decessi, superare la cifra relative alle nascite. La regione più attraente si conferma la Lombardia, che ha accolto quasi il 25% dei migranti, seguita dal Lazio. A spostarsi non sono solo i giovani: oltre la metà è infatti over 30.   
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]