Caso Mineo, Geloni: "Lo capisco, ma non vedo una prospettiva per chi va via. Sfidare Renzi dall'interno"

29 ottobre 2015, Marco Guerra
“Capisco chi lascia il Pd, ma un segretario che non ci piace va sfidato all’interno del partito”. Chiara Geloni, giornalista Dem ed esperta di comunicazione, parla ad IntelligoNews delle vicende che stanno scuotendo il Partito democratico. Dall’uscita di Mineo al caso Marino, passando per i mal di pancia della minoranza relativi alle riforme e ad una legge di stabilità considerate di ‘destra’. 

Si aspettava l’uscita di Mineo dal Pd?  Insomma la decisione era nell’aria o siamo al culmine di un scontro sempre più accesso tra la segreteria e la minoranza del partito?

Caso Mineo, Geloni: 'Lo capisco, ma non vedo una prospettiva per chi va via. Sfidare Renzi dall'interno'
“Nulla di nuovo, purtroppo i toni muscolari sono diventati una cosa a cui ci siamo abituati, anche se questo clima non mi piace affatto”.

I democratici sono scossi anche dal caso Marino. L’amministrazione della Capitale sembra diventata un battaglia interna al Pd…

“Purtroppo quando si mettono le persone nella condizione di non aver nulla da perdere e di combattere per il proprio buon nome le battaglie diventano molto aspre. Io credo che nel partito le crisi possono capitare ma vanno gestite, non possono essere prese solo come occasioni di prove di forza, fra l’altro via tv e via giornali, senza che ci sia occasione di parlarsi nelle sedi adeguate tra persone che hanno responsabilità nello stesso partito. Diciamo che la vicenda Marino è stata gestita male fin dall’inizio e quindi arriva inevitabilmente a questo epilogo”. 

Il Pd ha avuto il merito riconosciuto di sviluppare una democrazia interna non rintracciabile negli altri partiti grazie alle primarie. Alla luce della vicenda di Marino, per le amministrative di primavera questo strumento sarà accantonato come sembra far capire Renzi?

“Se Renzi pensa di fare scelte migliori di quelle che fanno i cittadini con le primarie le faccia, poi vedremo se queste scelte saranno premiate dagli elettori. Io penso che le primarie siano una ricchezza per il Pd e ci penserei bene prima di archiviarle, solo che penso anche che andrebbero regolamentate in maniera da farne una strumento funzionale e non un terreno di scontro senza regole. Renzi in passato si è opposto alla regolamentazione delle primarie e il risultato è che ora sono uno strumento inservibile, proprio perché non regolamentate”.

Renzi ha sempre voluto delle primarie aperte a tutti i cittadini, in fila per il voto c’erano infatti persone di ogni tipo di provenienza…

"Aperte a tutti senza limiti, molti non erano nemmeno elettori del Pd. Ed è vero quando si dice che hanno votato i cinesi, perché alle primarie del Pd possono votare anche gli stranieri senza alcuna limitazione e regola. Poi però non ci si può lamentare se avvengono episodi in cui vengono strumentalizzate queste eccessive libertà in nome di un’idea di partito come campo senza confini che io non condivido”.

Adesso il Pd ha una leadership forte e riconosciuta da tutti, per questo non è stato possibile discutere su una legge di stabilità che secondo molti osservatori contiene misure di ‘destra’?

“Chiediamo più collegialità, e mi piacerebbe vedere anche più coerenza con le idee del mio partito, che ho votato nel 2013 sulla base di un programma diverso”.

Quindi immagino che lei non condivida la scelta di Mineo ma sicuramente comprende i malumori dei quella parte della minoranza che non si riconosce più nella linea del partito…

“Capisco coloro che se ne vanno, capisco le loro motivazioni, credo che rappresentino un disagio di molti elettori, tuttavia penso che lasciare il partito nelle mani di un segretario che non ci piace non sia la scelta migliore, credo che sia meglio combattere dall’interno. Non vedo una prospettiva, almeno per il momento, molto concreta per queste persone e soprattutto una prospettiva che mi convinca di più di quella in base alla quale io e insieme agli altri fondatori abbiamo dato vita al Pd”.

Una prospettiva che sicuramente non è quella del partito della nazione e delle alleanze con Verdini e Alfano…

“No è quella di un partito di centro-sinistra con una cultura di governo e costituzionale dell’Ulivo”.

Quindi nessuna alleanza con i cespugli centro-destra?

“Che il nostro segretario riesca a convincere elettori di centro destra è una cosa positiva, se invece si tratta di fare alleanze ufficiali con pezzi di centro-destra in fuga e magari concedendo loro qualche importante provvedimento di governo, cioè sposando le loro idee invece di convincerli delle nostre, credo che questo non sia utile a far crescere il Pd”.

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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