Fiaba gender, Meluzzi: "Famiglie libere di scegliere, ma attenti ai pericoli dell'ideologia anti-gender"

29 ottobre 2015, Andrea De Angelis
Fiaba gender, Meluzzi: 'Famiglie libere di scegliere, ma attenti ai pericoli dell'ideologia anti-gender'
"La principessa Elizabeth vive in un castello e sta per sposare il principe Ronald, ma un giorno un drago distrugge il castello, manda in fiamme tutti i suoi bei vestiti e rapisce il principe. Elizabeth non si perde d’animo, parte alla ricerca del dragone per liberare il suo principe, che si rivelerà un rammollito superficiale e inetto, ben diverso da come si era presentato all’intraprendente e combattiva principessa. Una storia con i protagonisti tipici delle fiabe interpretati qui in una veste tutt’altro che tradizionale, accompagnata da illustrazioni di stampo sorprendentemente classico". Questa la trama della fiaba "La principessa e il drago", ripresa dal sito della casa editrice Edt. Una fiaba che rovescia quelle tradizionali, ma che a una famiglia di Massa Carrara è apparsa come "gender" e perciò pericolosa, tanto che la decisione è stata quella di togliere la bimba dalla scuola pubblica per iscriverla a un istituto paritario di ispirazione cattolica.
IntelligoNews ne ha parlato con lo psichiatria Alessandro Meluzzi, che da un lato rivendica il diritto di scelta della famiglia, ma dall'altro ammonisce da una possibile ideologia "anti-gender"...

La scelta dei genitori è legittima?

«I genitori devono avere, soprattutto a quell'età, il baricentro del processo educativo. Quindi possono ritirare come e quando vogliono i figli da una scuola che a loro non piace, senza dover ulteriormente rendere ragione del perché e del per come. Ma c'è una seconda considerazione da fare». 

Fiaba gender, Meluzzi: 'Famiglie libere di scegliere, ma attenti ai pericoli dell'ideologia anti-gender'
Ovvero?

«Se la causa è solo questa fiaba è una stupidaggine. La fiaba in sé non contiene nessun elemento che infici la questione del genere o del non genere. Il fatto che ci sia un maschio inetto e una femmina intraprendente non ha niente a che vedere con il gender, ma semmai con i tipi di carattere. In un mondo in cui da sempre ci sono state donne capaci ed intraprendenti e uomini rammoliti, questo non ha nulla a che vedere col genere. A mio modo di vedere se la causa fosse solo questa, sarebbe pedagogicamente ingiustificata».  

Marina Babboni, dirigente della provincia di Massa Carrara, ha detto che si tratta di un caso montato e che la volontà di confondere i sessi è un'enorme bugia. 

«Per rispondere al dirigente dovrei avere maggiori informazioni, ma vale quanto detto. Attenzione: non è necessario che ogni cosa si trasformi in un'ideologia, qualunque essa sia. Così come dobbiamo aborrire l'ideologia del gender, dobbiamo aborrire anche l'ideologia dell'anti-gender perché ogni verità quando diventa un'ideologia si trasforma in sciocchezza».  

Sul caso è intervenuto anche il vescovo Santucci il quale, senza entrare nel merito della fiaba, ha detto che è lecito per la famiglia spostare la bambina da una scuola all'altra perché i genitori in Italia hanno ancora il diritto di provvedere ai figli secondo le proprie convinzioni ideologiche e religiose. 

«Condivido assolutamente, e non devono rendere conto ad alcuno di ciò. Se avessero deciso cioè di spostarla dalla scuola statale a una buddista, o ebraica, musulmana e via dicendo non avrei avuto nulla da sindacare. La libertà educativa delle famiglie è un valore incontrovertibile». 




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