Fiabe gender, Toni Brandi (ProVita): "A Massa Carrara? Solo l’ultimo caso. Ministro, mantenga la parola data"

29 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Fiabe gender, Toni Brandi (ProVita): 'A Massa Carrara? Solo l’ultimo caso. Ministro, mantenga la parola data'
“Si sta diffondendo il gender: il caso di Massa Carrara è solo l’ultimo caso. L’obiettivo di questa teoria è educare il bambino a ignorare il proprio senso biologico, a equiparare ogni orientamento sessuale e ogni tipo di famiglia”. Toni Brandi, presidente di ProVita ne è convinto e nell’intervista a Intelligonews spiega perché il ministro Giannini dovrebbe “mantenere la parola data”. Con una risposta ad Alessandro Cecchi Paone.

Cosa significa per lei il caso di Massa Carrara?

«Purtroppo, nonostante le assicurazioni del ministro, il gender si sta diffondendo nelle scuole. Nel caso specifico, in questa scuola elementare sono state divulgate le fiabe “Una bambola per Alberto” e “La principessa e il drago”; due delle tantissime favole collegate a progetti che, se ufficialmente pretendono di combattere la discriminazione e l’intolleranza, in realtà sono diretti a educare i bambini a ignorare il proprio senso biologico, a riconoscersi in ogni tipo di genere e a equiparare ogni orientamento sessuale e ogni tipo di famiglia; quindi famiglia eterosessuale come famiglia omogenitoriale»

Ma se un bambino gioca con una bambola, che male c’è?

«Un bambino può benissimo tenere in mano un bambola, ma l’eccezione non fa la regola; per questo non va promossa la bambola tra i bambini. Ricordo il paradosso della Norvegia dove per trent’anni ha operato un Istituto del gender che ha ricevuto decine e decine di milioni in corone per promuovere la teoria gender e portare le donne a fare ciò che fanno gli uomini e viceversa. Poi, numerosi scienziati hanno dimostrato che si tratta di una menzogna. Cito il caso del professor Dieseth che ha riunito in una stanza piena di giocattoli per maschi e femmine decine di bambini di pochi mesi: il risultato è stato che ciascun bambino è andato automaticamente al suo giocattolo di riferimento. Quindi, le eccezioni possono accadere ma non possono danneggiare la crescita dei bambini. L’altro aspetto che voglio sottolineare è che anche se in queste favole non vi fosse un riferimento chiaro e diretto alla teoria del gender, fanno vedere la cosa come accettabile. Non c’è niente di male se la principessa libera il principe o se Alberto ha una bambola, il punto è che c’è una sottile sollecitazione a confondere i bambini, come giustamente hanno detto i genitori che hanno ritirato la bambina dalla scuola elementare di Massa Carrara»

Nell’intervista a Intelligonews, Cecchi Paone rimprovera alla famiglia e la vescovo che ne difende la scelta, di non conoscere un personaggio centrale nella storia della Chiesa cattolica come Giovanna d’Arco che era una condottiera militare e una figura ultra-mascolinizzata. Cosa risponde?

«A Cecchi Paone dico che Maria Teresa d’Austria era una grande condottiera così come Eleonora d’Aquitania e tutte le donne che liberamente hanno scelto la loro strada. Ad esempio, nella Firenze del tredicesimo secolo c’era lo statuto della “Femme sole”, cioè donne che non volevano fare famiglia ma carriera e il Comune – profondamente cattolico – le appoggiava. E’ il signor Cecchi Paone a confondere le cose: un conto è che le donne debbano avere pari opportunità e decidere secondo la loro coscienza cosa fare, soprattutto in tema di maternità, ma questo non significa si possano confondere i bambini e cercare di convincerli che il genere è più importante del sesso biologico, per cui lei non è nata femmina ma ha deciso di essere femmina come sostenuto dalla famosa ideologa del genere, Simone de Beauvoir che scrisse che donna non si nasce, si diventa. Quanto a una Giovanna d’Arco ultra-mascolinizzata, mi dispiace ma è ancora Cecchi Paone a confondere le cose. Giovanna d’Arco era sì una guerriera ma era femmina. Forse è lui che la vede mascolina»

I casi di figli ritirati dalle scuole si ripetono. Secondo lei il ministro dovrebbe intervenire? E in che modo?

«Il ministro dovrebbe anzitutto mantenere la parola data, ovvero non permettere l’entrata delle teorie del gender, dell’omosessualismo e del transessualismo nelle scuole. Questi progetti sono completamente contro natura e danneggiano la crescita dei bambini. E sappiamo bene cosa oggi si vuole con queste teorie: si vuole un popolo di sudditi obbedienti e ansiosi consumatori, senza radici né identità»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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