Braveheart va in pensione: ecco perché in Scozia hanno vinto i "no"

29 settembre 2014 ore 9:31, intelligo
Di Pier Paolo Picarelli La Scozia esiste ed è uno stato indipendente. Questa convinzione è radicata nel cuore di tutti i suoi abitanti: 100% degli aventi diritto al voto. Tuttavia in molti vorrebbero affiancare a questa certezza quelle relative al trattamento pensionistico e al potere d’acquisto della moneta, senza le quali non vale la pena essere uno stato sovrano, e il referendum lo ha sancito con chiarezza.    

Braveheart va in pensione: ecco perché in Scozia hanno vinto i 'no'

   

L’identità nazionale scozzese è fortemente radicata tra la popolazione e coloro che vorrebbero restare a tutti i costi nel Regno Unito sono molti meno di quanto non emerga dalle urne. Allora perché il 55% ha detto di no a uno stato indipendente? Le ragioni sono molteplici, ma certamente pesano le responsabilità di una classe dirigente che non ha saputo rendersi credibile agli occhi dei cittadini. Alex Salmond, primo ministro scozzese e leader dello Scottish national party, ha puntato tutto sul comune sentimento di appartenenza alla Scozia e sulla diffusa antipatia verso gli inglesi, usurpatori boriosi e poco virili. La campagna elettorale per lo Yes ha toccato le viscere degli scozzesi, invadendo le città con manifesti, adesivi e riversando per le strade infervorati sostenitori della causa indipendentista: un esercito armato di sorrisi, kilt, bandiere, cornamuse e il completo repertorio del folklore scozzese. Una delizia per le foto dei turisti.

Sul fronte della proposta politica, invece, il movimento indipendentista ha totalmente fallito, compromettendosi con battaglie improbabili e paradossali, dagli esiti disastrosi per la credibilità di quella che sarebbe dovuta essere la classe politica del nuovo stato. Sotto questo profilo è emblematico l’accostamento forzato tra l’indipendenza e il mantenimento del sistema sanitario pubblico: la Scozia vanta un’ottima assistenza medica, che a partire dalla devolution del 1999 non è più controllata da Londra, ma è totalmente finanziata e gestita dal National healtcare service, al 100% scozzese e indipendente. Glim elettori lo sapevano e non si sono lasciati abbindolare dai fautori dello Yes, che hanno evocato ripetutamente il pericolo della privatizzazione del settore, cercando in questo modo di guadagnare voti atteggiandosi a protettori della sanità pubblica. Al contrario, il sistema pensionistico è comune a tutto il Regno Unito e fa capo a Westminster, ma su questo fronte gli interventi di Salmond e dei suoi sono stati molto timidi. In Scozia di nebbia ce n’è già tanta, e invece di dipingere un cielo sereno e luminoso per il futuro del Paese, i dirigenti del partito nazionalista hanno fatto cadere una folta bruma sugli aspetti realmente importanti e sensibili agli occhi dell’opinione pubblica. Qualora avesse vinto il sì, i cittadini non avrebbero avuto alcuna certezza sulla moneta da adottare: gli indipendentisti affermavano con sicumera il mantenimento della sterlina, ma durante la campagna referendaria Londra non si è mai mostrata convinta da questa ipotesi, che avrebbe visto la Banca d’Inghilterra trasformarsi da banca centrale nazionale a banca di riferimento di più stati sul modello della Bce, un paragone affatto rassicurante nel mondo anglosassone.  
Braveheart va in pensione: ecco perché in Scozia hanno vinto i 'no'

Cameron è parso in grande spolvero ad Aberdeen, città simbolo dell'industria petrolifera scozzese, dove si è recato pochi giorni prima del voto per smorzare gli entusiasmi degli scozzesi sulla presunta autosufficienza economica garantita dall'oro nero. La sua missione è stata facilitata dai nazionalisti, che hanno affrontato l'argomento privi di smalto e incisività, limitandosi a rimbeccare Cameron, senza però esporre piani ragionati per la gestione delle risorse naturali. Convinti della centralità di un diffuso consenso tra l'opinione pubblica internazionale, i sostenitori del sì hanno rimarcato l'importanza del petrolio scozzese per l'Europa, ma non hanno avuto l'audacia di proporsi come soluzione a una eventuale restrizione delle forniture russe: una posizione scomoda, ma che avrebbe giovato alla causa.

Prima di scagliarsi contro l’esercito inglese, il Braveheart dei nostri tempi dovrebbe rivedere alcuni passaggi del suo discorso ai guerrieri scozzesi:«Agonizzanti in un letto del servizio sanitario pubblico, fra molti anni da adesso, siete sicuri che non sognerete di barattare – a parità di potere d’acquisto - tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l'occasione, solo un'altra occasione, di tornare qui, sul campo a urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà e neanche la pensione!».  
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