La beatificazione di Alvaro Del Portillo e il vero ruolo dell'Opus Dei

29 settembre 2014 ore 9:59, Americo Mascarucci
Alvaro Del Portillo, braccio destro del fondatore dell’Opus Dei Josemaria Escrivà de Balaguer e suo successore alla guida dell’Ordine religioso, è stato beatificato sabato scorso con una solenne cerimonia a Madrid. Del Portillo, morto a Roma nel 1994, lasciò una fortunata carriera di ingegnere per seguire Escrivà nell’Opus Dei, dedicandosi alla crescita e allo sviluppo della congregazione. Nel decreto sulle sue virtù eroiche sta scritto: “Dette prova di eroismo in particolare nell’affrontare le malattie, nelle quali vedeva la Croce di Cristo, il carcere per un certo tempo durante la persecuzione religiosa in Spagna (1936-1939) e gli attacchi che dovette subire per la sua fedeltà alla Chiesa. Uomo di profonda bontà ed affabilità, era capace di trasmettere pace e serenità alle anime. Nessuno ricorda un gesto poco cortese da parte sua, il minimo moto di impazienza dinanzi alle contrarietà, una sola parola di critica o di protesta per le difficoltà: aveva imparato dal Signore a perdonare, a pregare per i persecutori, ad accogliere tutti con un sorriso e con cristiana comprensione. Da quando fu alla guida dell'Opus Dei a partire dal 1975, si prodigò ad estendere gli apostolati svolti dai fedeli della Prelatura al servizio della Chiesa. Mons. Álvaro del Portillo visse con un profondo senso della filiazione divina, che lo portava a cercare l’identificazione con Cristo in un fiducioso abbandono alla volontà del Padre”.    
La beatificazione di Alvaro Del Portillo e il vero ruolo dell'Opus Dei
  Fin qui le motivazioni che hanno portato la Chiesa ad elevare il vescovo spagnolo agli onori degli altari dopo la canonizzazione avvenuta nel 2002 di Escrivà de Balaguer. Ma non si può non evidenziare anche l’alto valore “politico” di questa decisione. Perché, nonostante i numerosi tentativi di macchiare la santità dell’Opus Dei, questa congregazione continua al contrario a confermarsi un’autentica “fabbrica di santi” (il termine è poco appropriato, ma tanto per rendere l’idea). San Giovanni Paolo II è stato a lungo criticato per aver elevato l’Opus Dei nel 1982 a prelatura personale e addirittura c’è stato chi ha utilizzato questo fatto per mettere in dubbio la santità del “papa polacco: “Perché - hanno sostenuto i suoi detrattori - mentre Wojtyla elevava l’Opus Dei agli alti ranghi nonostante le connivenze dei suoi sacerdoti con il regime spagnolo del generalissimo Francisco Franco, contrastava quanti, come il preposto dei gesuiti Pedro Arrupe o il vescovo di El Salvador Oscar Romero, le dittature le combattevano anche rimettendoci la vita, come avvenuto a Romero. Peccato però che chi sostiene certe tesi non ricordi mai come in Spagna a perseguitare la Chiesa non fossero i falangisti di Franco bensì i repubblicani, responsabili del massacro di numerosi sacerdoti e religiosi in nome di un fondamentalismo laicista ed anticlericale. E allora? La Chiesa spagnola avrebbe dovuto sostenere il “boia” al posto di chi invece ha sempre garantito la libertà religiosa ed i suoi diritti? L’Opus Dei oltre che a subire gli attacchi interni alla Chiesa, ha dovuto anche sopportare le assurde fantasie dello scrittore britannico Dan Brown, il quale nel suo romanzo più celebre “Il Codice da Vinci” presenta addirittura la congregazione come una “setta nera” dedita ai complotti e ai delitti, pur di non far emergere verità scomode e non perdere il potere e l’egemonia conquistata. Dopo la canonizzazione di Escrivà arriva oggi la beatificazione di Del Portillo e basta leggere le motivazioni che hanno portato la Chiesa ad esprimere parere positivo allo sblocco della sua causa, per capire quale grande dono del Signore sia stata l’Opus Dei ma ancora di più lo siano stati i suoi fondatori.
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