Clemente XIV, il Papa francescano che soppresse i gesuiti

29 settembre 2014 ore 10:10, intelligo
"La nave della Compagnia di Gesù è stata sballottata dalle onde e non c'è da meravigliarsi di questo. Anche la barca di Pietro lo può essere oggi. La notte e il potere delle tenebre sono sempre vicini. Costa fatica remare". Così papa Francesco ha parlato al Te Deum per i 200 anni della ricostituzione dei gesuiti, celebrata nel pomeriggio di sabato con una messa solenne nella chiesa romana del Gesù. Nel 1814 con la bolla Sollecitudo omnium ecclesiarum, Pio VII ricostituiva ufficialmente la Compagnia di Gesù dopo la soppressione voluta dal suo predecessore Clemente XIV nel 1773 con il breve Dominus ac Redemptor . Ma perché Clemente XIV volle sopprimere i gesuiti? Andiamo a scoprirlo.
Clemente XIV, il Papa francescano che soppresse i gesuiti
  Lorenzo Ganganelli era un frate francescano appartenente all’Ordine dei conventuali dotato di eccellenti doti in campo teologico e filosofico. Fu eletto papa nel 1769 in seguito ad uno dei più difficili e combattuti conclavi della Chiesa. I gesuiti volevano ad ogni costo che ad indossare la tiara fosse un cardinale vicino alla compagnia, ma questo desiderio si scontrava con l’ostilità delle principali potenze cattoliche che avevano diritto di veto nel conclave, che non vedevano di buon occhio il rafforzamento della congregazione fondata da Sant’Ignazio di Loyola. Per tre mesi si andò avanti in un clima di forti tensioni. Il nome di Ganganelli fu proposto come candidatura di mediazione essendo considerato un uomo di fede e di grande cultura teologica. I gesuiti, che lo consideravano un nemico sul piano dottrinale oltre che politico, si opposero strenuamente e fecero circolare la falsa diceria che il cardinale si fosse macchiato di gravi peccati di simonia. Ma Ganganelli era un francescano e con lo spirito proprio di un seguace di San Francesco, accettò con “perfetta letizia” le insinuazioni e le calunnie mosse contro di lui. Non solo, quando aveva ormai i voti necessari per essere eletto, i suoi sostenitori lo invitarono ad assumere un impegno solenne circa la soppressione della Compagnia di Gesù. Ganganelli rifiutò di impegnarsi solennemente sulla questione, fatto questo che non cambiò l’opinione dei cardinali che al fine di sbloccare una situazione sempre più complessa, fecero convergere su di lui la maggioranza dei consensi. Clemente XIV si trovò subito a dover affrontare situazioni di particolare gravità. I problemi che affliggevano in quel momento la Chiesa erano sostanzialmente due: la corruzione endemica e le lotte fra sovrani cattolici. Con l’enciclica Decet Quam Maxime condannò duramente tutti gli episodi di corruzione avvenuti all’interno della Chiesa introducendo una serie di efficaci misure di contrasto. Per quanto riguarda invece l’altro aspetto, legato alle controversie fra i sovrani cattolici d’Europa, Clemente XIV lavorò con tutte le sue energie per riportare la serenità nei rapporti fra gli stati e la Chiesa e fra le stesse potenze. Fu accusato dai suoi detrattori di essere troppo accondiscendente verso i sovrani sospendendo l’efficacia della bolla In Coena Domini che condannava l’intromissione dei re e degli imperatori nelle questioni interne alle chiese locali. Clemente XIV forte della sua formazione francescana, era consapevole di come lo sviluppo del laicismo, favorito dall’avvento dell’Illuminismo che stava alimentando sempre più l’ostilità contro i cattolici, poteva essere fermato rifondando la missione della Chiesa, non nella sua natura temporale ma in quella prettamente spirituale ed evangelica. Ganganelli non amava i gesuiti per questioni di carattere puramente teologico, ma considerava un errore una loro soppressione. Di fronte però ai contrasti sempre più aspri che in tutti gli stati si andavano acuendo fra i sovrani e i capi della compagnia, Clemente XIV dopo aver tentato inutilmente delle mediazioni, per evitare ulteriori tensioni fra la Chiesa e le potenze cattoliche, firmò l’atto di soppressione. Una decisione sofferta, assunta nell’esclusivo interesse della Chiesa ed in considerazione del fatto che i gesuiti si intromettevano con sempre maggiore frequenza nelle vicende politiche degli stati, condizionandole oltre misura e fornendo ottimi pretesti alle lotte anticlericali dei massoni. Una decisione che, giusta o sbagliata che sia stata, non cambia certo la grandezza di un papa di alta levatura morale e dotato di straordinario zelo e autentica umiltà francescana.
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